La particella mancante, di Joao Magueijo

Iniziamo la settimana con un’opera di Joao Magueijo: “La particella mancante: vita e mistero di Ettore Majorana, Genio della Fisica.” 

Joao Magueijo  fisico e cosmologo, nasce in Portogallo nel 1967 ed insegna Teoria della relatività generale all’Imperial College di Londra.

DESCRIZIONE:  431 pagine

EDITORE: Bur Rizzoli Saggi

PREZZO DI COPERTINA:  10,90 euro

GENERE:  saggio di divulgazione scientifica

TRAMA NO_SPOILER:  L’autore racchiude con molta cura in quest’opera saggistica il mistero e la vita di Ettore Majorana.  Tratta la storia di un grande scienziato scomparso prematuramente all’età di 31 anni, in circostanze misteriose, che portano alla nascita di varie ipotesi, dal suicidio, legato ad un tragico evento che sconvolse la famiglia Majorana, al rapimento, alla fuga verso una nuova vita come Il fu Mattia Pascal, ecco il fu Majorana, che tanto apprezzava Pirandello.

Eccellenza, mio figlio soffre di una malattia causata da studi non indegni. (Da una lettera inviata a Mussolini dalla madre di Ettore Majorana)

PARERE PERSONALE: 

Ammiro Pirandello, e ammiro tantissimo Ettore Majorana. Mi piace definirlo come: la sparizione dell’energia e la conservazione di un mistero perché al di là di come siano andati realmente i fatti, omicidio, suicidio, fuga verso una nuova vita, di lui, di Ettore, non resta altro che ricordo e curiosità. Un grande genio, una fonte di energia per il bene dell’umanità, che sparisce in circostanze misteriose, perché?

Fu rapito? Ettore Majorana vive in un periodo storico molto delicato, lo sappiamo tutti, forse qualcuno era interessato alla sua mente geniale? Al suo preziosissimo intuito? Ettore era siciliano, era giovane, era brillante, era curioso ed egli era odi et amo nei confronti della fisica, amava e odiava ciò che studiava, amava e odiava ciò che scopriva. Eppure passò dagli studi di ingegneria a quelli di fisica…

“Il genio è il risultato di tutto questo, ma -come un fiore raro- è anche incredibilmente fragile. Attira gelosie e deve essere protetto. L’Italia ha una particolare propensione a produrre talento per poi distruggerlo”

Egli fu un genio, inneres auge, capace di vedere oltre le formule che scarabocchiava su fogli e poi strappava perché non importavano, non aveva importanza se lui adesso sapeva e distruggeva quella scoperta, perché alla fine, prima o poi, qualcuno ci sarebbe arrivato e si sarebbe preso i meriti, ed anche le colpe che ne sarebbero derivate a discapito dell’uso che, in quel contesto storico, si poteva fare della scienza.

“Mentre Ettore lottava con la propria identità, altrettanto faceva la sua elusiva anima gemella, il neutrino. Per molti anni nessuno pensò che fosse possibile rivelarlo, ammesso che esistesse. Ma poi vi fu quel selvaggio e minaccioso fungo atomico”

Ettore lo sapeva, era un veggente, sapeva che vita e morte erano figli della stessa mano, frutto della stessa mente, intuiva forse che la curiosità, l’Amore per la scienza, non era in sé come in ogni altro uomo. E ci sono conoscenze scientifiche che è meglio non divulgare ma custodire come un tesoro quando ogni altro essere umano non è ancora in grado di gestire e potrebbe, dunque, farne cattivo uso.

<<Il mare mi ha rifiutato>>

Ettore ha una personalità sensibile e complessa, egli è cuore e mente, non è solo razionale, è di più, è geniale. Capace di abbandonare i suoi studi tanto amati e tanto odiati, chissà, forse per il bene dell’umanità stessa? Affascinato da Pirandello, egli diviene il nuovo Fu Mattia Pascal.

“Ma è possibile che Ettore perse la fede in qualcosa di più ampio della scienza. E’ possibile che perse la fede nella razionalità stessa”

…o nell’umanità stessa, direi, perché, non so voi, ma in me nasce un profondo sconforto nel vedere quanto soffre il mondo e quanta umanità s’è smarrita, perduta godendo solo delle banalità della vita.

“La fisica è sulla strada sbagliata; siamo tutti sulla strada sbagliata”

Si parla tanto di sensi di colpa e suicidio dovuto ad un tragico evento che segnò la famiglia Majorana, si parla di rapimento, ma, ciò che mi suggerisce il cuore non è altro che fuga, una semplice fuga organizzata in ogni dettaglio in maniera geniale perché “Suicidio o no, lui voleva sparire. Voleva separarsi da noi, da noi gente normale. E dobbiamo rispettare quella scelta, non importa ciò che fece”, come sostiene il nipote di Ettore, che porta stesso nome e cognome, penso che Majorana volesse sparire, fuggire, scappare lontano da un mondo che non sentiva suo, in cui anch’egli, come me, come la Mariannina Coffa netina, si sentiva inadatto, si sentiva lontano anni luce da tutto quel rumore quotidiano che gli offuscava la mente e faceva traboccare i pensieri.

“<<Che cosa c’è professore?>>.
Ettore si fermò e la guardò intensamente. Era evidente che qualcosa non andava. Gilda non sa spiegare di che cosa si trattasse, anche dopo tutti questi anni, sapendo cosa sarebbe accaduto in seguito. Poi lui disse soltanto:<<Ecco>>, e mise uno scatolone nelle sue mani. <<Ecco signorina, terrebbe per favore queste carte per me?>> Sbigottita Gilda prese la scatola e cominciò a chiedere spiegazioni. Ma lui la interruppe con un gesto e aggiunse con gentilezza: <<Poi ne parleremo>>.”

Ettore prima di sparire consegnò una scatola contenente delle “carte”ad una delle sue studentesse, ed essere studentessa in fisica, in quell’epoca, era qualcosa di anomalo, non accettabile e ci voleva coraggio e passione per portare avanti una scelta simile! Gilda Senatore lo sa bene, ella fu aiutata economicamente da uno zio perché il padre non ne voleva sapere niente e non accettava che lei, in quanto donna, intraprendesse studi simili. Stessa sorte alla sorella di Majorana, Maria, siamo nel 1930 circa:

“<<Quando aveva diciotto anni, disse alla famiglia che voleva andare all’Università e prendere una laurea. Si misero tutti a ridere, come se fosse una barzelletta divertente>>”

Ecco l’ignoranza tenace che si aggrappa ostinatamente anche tra le persone più colte, l’ignoranza del genio.

Ettore però era diverso. Egli era così intuitivo da sembrare veggente. Chissà cosa conteneva quella scatola. Ma tutto sparì. Il genio, le sue carte. Misteriosamente. Ma perché Ettore scelse Gilda? E Gilda ne avrà mai letto il contenuto? Se fossi stata al posto suo, cosa avrei fatto io? E voi?

“…vengono ignorate le dichiarazioni secondo cui Ettore era stato rapito da qualche potenza straniera, una questione che rientrava sicuramente nel campo di interessi dell’OVRA…”

E’ possibile che Ettore scappasse da qualcuno? Da se stesso? Da ciò che la sua mente visionaria produceva?

Tutto resta sospeso, chissà se esiste una testimonianza valida in grado di dare una soluzione al mistero. Che storia! Immensa.

“Nel nostro mondo dei <<normali>>, chiunque pensi rischia di apparire suicida. Eppure, suicidio o no, saremo tutti là un giorno, non solo Ettore. Siamo tutti uguali, solo in stagioni diverse. “

E vorrei poter tornare indietro nel tempo e stare lì sospesa a guardare come camminavano gli uomini, con quali scarpe e quali idee, con che cuore e secondo quale ragione…

“Leggendo della politica e della scienza che erano state alla base della costruzione della bomba atomica, Sciascia elaborò ulteriormente le proprie idee. Quante più cose apprendeva sugli uomini che avevano realizzato la bomba e sui loro dilemmi spirituali – o sull’assenza di essi – tanto più si convinceva che scienziati come Fermi, Segrè e Oppenheimer erano clinicamente pazzi. Ma poi si imbatté in Ettore e si rese subito conto che lui era diverso. Lui aveva un’anima. La sua vita non si riduceva a mera scienza completamente svuotata di umanità.”

Mi sento molto vicina al pensiero di Sciascia, leggere di fisici che amavano l’esplosione atomica, il colore della morte, mi ha messo i brividi. Come può l’uomo, civilizzato, amare ciò che distrugge?  Va bene il sapere e la conoscenza, ma come giustificare la distruzione? Progresso e conoscenza dovrebbero camminare di vari passo con la vita e nel rispetto di ogni esistenza. Ma a volte si perde la via del cuore per fama e per potere.

“Siamo negli anni Sessanta del secolo scorso. Una sera Leonardo Sciascia sta cenando in un ristorante con Emilio Segrè e con Alberto Moravia, tra gli altri. Durante la conversazione si accenna alla bomba atomica e Segrè, fedele al suo vecchio soprannome – Basilisco -, si vanta della sua partecipazione al progetto Manhattan. La Guerra fredda è al suo apice, il fantasma di una distruzione globale aleggia sul mondo e una tale spensieratezza appare persino più patetica che irresponsabile. Sciascia, nelle cui vene scorre ardente sangue siciliano, scaglia parole di fuoco contro Segrè e tenta persino di aggredirlo fisicamente. Moravia è costretto a trattenerlo, per evitare che Emilio finisca con gli occhiali frantumati. Ed è durante questo incidente che Sciascia – attivista antinucleare- concepisce per la prima volta l’idea che gli scienziati siano malvagi”

Ciò che è scienza mi affascina e trovo che la ragione sia importante, ma come Sciascia restai impietrita dinnanzi a determinate dichiarazioni, ed ho capito che il problema del mondo, non è la scienza ma l’uomo e la sua ideologia.

“<<Le cose che la scienza scopre sono fatti universali, e sarebbero stati comunque scoperti, se non da Galileo da qualcun altro>>. Ettore scuote la testa: <<Non è vero, noi troviamo solo quello che vogliamo trovare>>”

Il vero danno infatti non è dovuto alla scienza in sé bensì all’uso che ne viene fatto.

L’uomo per quanto sia un animale civilizzato resta pur sempre un animale, infangato da istinti primordiali come il dominio che lo spingono ad essere il padrone del mondo, l’essere supremo e dominante a discapito di ogni altra specie. Questo è il danno della ratio, poiché l’uomo è civilizzato, poiché l’uomo usa la ragione, l’utilizzo errato diviene male nel mondo e non sempre bene. Perché se non fossimo civilizzati ci comporteremmo come gli animali, e tra il mondo degli animali c’è più rispetto e pacifica coesistenza che nel mondo dell’animale civilizzato ma de-umanizzato.

“Ettore, nella sua mente, diventò il simbolo dello scienziato che rinuncia alla scelta, che non accetta di essere l’ingranaggio di un meccanismo politico”

Ed è meglio essere liberi che famosi e sottomessi ad un governo, un potere, una politica, uno stato che in un’eventuale scoperta scientifica cerca il modo per dominare il mondo, distruggendo il mondo stesso.

“E’ possibile che Ettore avesse intuito quello che stava per abbattersi sul mondo? Quasi sicuramente sì, e ciò non farebbe aggiungere un ulteriore strato alla crisi che lo colpì tra il 1933 e il 1937 e che esplose in quei giorni tempestosi del marzo 1938. Aveva l’abitudine di individuare ciò che gli altri ragazzi di via Panisperna non riuscivano a individuare; e i ragazzi avevano ottenuto la fissione dell’uranio nel 1934, condannando al cancro i poveri pesci rossi della vasca dell’istituto. Ida Novak, in Germania, l’aveva capito nel 1934; perché non Ettore allora?” 

Essere razionali è fondamentale, ma la ratio e la lucidità mentale devono coesistere con le emozioni del cuore, non si può vivere seguendo o l’uno o l’altro, rischiando di essere dei mostri senza cuore, o degli animali senza ragione. Chiediamoci sempre:

  “Questa via ha un cuore? Se lo ha allora la strada è buona, altrimenti non è la via giusta.” (Castaneda)

Amici lettori, spero che leggere questo articolo sia stato di vostro gradimento, ho in lista, tra i tanti libri da leggere, altri libri su Ettore Majorana, e sono in continua ricerca di altre notizie, di altre fonti e testimonianze scritte.

Se avete delle letture da consigliare, io sono qui, non esitate a contattarmi! E ricordatevi, ciaolibri: perché leggere è salutare! 😀

 

Dimenticavo, per evitare incomprensioni, le citazioni tra virgolette, se non è specificato l’autore, vuol dire che sono tratti dal romanzo in questione! Grazie dell’attenzione e buona lettura, oggi domani e sempre! 😀

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