La poesia della Domenica

Amici lettori, ecco a voi la poesia della Domenica, buona lettura, e ricordatevi sempre che leggere è salutare! 😀

 

Cito il grande Fabrizio De André:

 

“E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz’ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.”

 

per introdurvi…

 

 

Invece di una lettera

 

 Il fumo del tabacco ha roso l’aria.
La stanza
è un capitolo dell’inferno di Kruchenych.
Ricordi?
Accanto a questa finestra
per la prima volta
accarezzai freneticamente le tue mani.
Oggi, ecco, sei seduta,
il cuore rivestito di ferro.
Ancora un giorno,
e mi scaccerai,
forse maledicendomi.
Nella buia anticamera, la mano, rotta dal tremito,
a lungo non saprà infilarsi nella manica.
Poi uscirò di corsa,
e lancerò il mio corpo per la strada.
Fuggito da tutti,
folle diventerò,
consunto dalla disperazione.
Ma non è necessario tutto questo;
cara,
dolce,
diciamoci adesso addio.
Il mio amore,
peso così schiacciante ancora,
ti grava sopra
lo stesso,
dovunque tu fugga.
Lasciami sfogare in un ultimo grido
l’amarezza degli offesi lamenti.
Se lo sfiancano di lavoro, un bue,
se ne va
ad adagiarsi sulle fredde acque.
Ma, al di fuori del tuo amore,
per me
non c’è mare,
e dal tuo amore neanche col pianto puoi impetrare tregua.
Se l’elefante sfinito cerca pace,
si stende regalmente sulla sabbia arroventata.
Ma, al di fuori del tuo amore,
per me
non c’è sole,
e io non so neppure dove sei e con chi.
Se così tua avessi ridotto un poeta,
lui
avrebbe lasciato la sua amata per la gloria e il denaro
ma per me
non un solo
suono è di festa
oltre a quello del tuo amato nome.
Non mi butterò nella tromba delle scale,
non ingoierò veleno,
non saprò premere il grilletto contro la tempia.
Su di me,
al di fuori del tuo sguardo,
non ha potere la lama di nessun coltello.
Domani dimenticherai
che ti ho incoronato,
che l’anima in fiore ho incenerito con l’amore,
e lo scatenato carnevale dei giorni irrequieti
socompiglierà le pagine dei miei libri
Potranno mai le foglie secche delle mie parole
trattenerti un momento
per aspirare avidamente?
Ma lascia almeno
ch’io lastrichi con un’ultima tenerezza
il tuo passo che s’allontana.

Vladimir Majakovskij

Il ritratto di Dorian Grey: Oscar Wilde

Amici lettori, ecco a voi il libro della settimana! Iniziamo con…

OSCAR WILDE: nasce nel 1854 a Dublino, è di famiglia colta e benestante e frequentò con successo i salotti dell’aristocrazia sia britannica che francese. Viaggiò molto, studiò ad Oxford ed ebbe una relazione omosessuale che all’epoca costò allo scrittore una condanna a due anni di lavori forzati. In seguito, scontata la pena si trasferisce in Francia. Muore per meningite nel 1900.

Vi presento: Il ritratto di Dorian Grey

DESCRIZIONE:  225 pagine

EDITORE: Lorenzo Barbera Editore

PREZZO DI COPERTINA: 10,00 euro

TRAMA NO_SPOILER: Dorian Grey è un giovane aristocratico di bella presenza che teme il trascorrere del tempo e l’invecchiamento. L’amico pittore ritrattista gli regala una sua tela ed un sortilegio fa sì che ad invecchiare sia il ritratto, e intanto che la vita passa…

“- Allora perché non vuoi esporre il suo ritratto? – domandò Lord Henry.  – Perché, senza averne l’intenzione, vi ho messo in una certa misura l’espressione di tutta questa strana idolatria artistica della quale, naturalmente, non ho mai voluto parlare a lui. Lui non ne sa niente e non ne saprà mai niente. Ma la gente potrebbe indovinarlo; e io non voglio denudare l’anima mia davanti alla superficiale curiosità dei suoi occhi. Il mio cuore non finirà mai sotto il microscopio. C’è troppo di me stesso in quel quadro, Henry; troppo di me stesso!”

 

PARERE PERSONALE:  Oscar Wilde è un vero e proprio dandy, un eroe decadente che, devo ammetterlo, mi è stato sia antipatico, per il suo mettersi in mostra, che simpatico perché ha avuto un’idea geniale per la trama di questo romanzo. Il romanzo è particolare, l’idea di un quadro che invecchia al posto della persona ritratta, è un’idea geniale e terrificante, che mi ha colpito particolarmente. Bisogna avere cura dell’Anima così come si cura il corpo, perché siamo fatti di molecole ed energia, e non invecchiamo solo nel corpo ma anche nello spirito. Il ritratto di Dorian rappresenta in un certo senso la sua anima, egli era corrotto, viziato, legato alla sua immagine e, nonostante non invecchiasse di un solo giorno, nonostante nessuna ruga solcasse il suo viso, la sua anima pagava per i peccati che egli commetteva. Mi piace questo romanzo perché in un certo senso fa capire l’importanza dell’arte e dell’anima che si nutre di essa. Porta a riflettere, lasciando un segno profondo nella memoria, perché ti porta a pensare che spesso ci circondiamo di cose banali e superficiali, curiamo solo il corpo, ci nutriamo di apparenza, senza curare l’anima, dimenticandoci di essere umani, ed è questo il vero invecchiamento, trascurando l’Anima, trascuriamo il corpo, invecchia l’Anima ed invecchia il corpo.

Consiglio la lettura di questo romanzo perché ha una bella morale e poi leggere è essenziale e necessario per comprendere se stessi ed il mondo, ogni libro è un riflesso della nostra anima, una spinta in più per accedere al mondo, è una scala che ci permette di raggiungere il cielo scavalcando il muro dell’ignoranza che stringe in una morsa il nostro intelletto.

Bisogna leggere, leggere e leggere perché leggere, ricordatevi è medicina della memoria, leggere è salutare! Ciaolibri, ciao! 😀

 

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La poesia della Domenica

Amici lettori, ecco a voi la poesia della domenica ^_^ Buona lettura! 😀

Ho preso un Sorso di Vita

Ho preso un Sorso di Vita
Vi dirò quanto l’ho pagato
Precisamente un’esistenza
Il prezzo di mercato, dicono.
M’hanno pesata, Granello per Granello
Bilanciata Fibra con Fibra,
Poi m’han dato il valore del mio Essere
Un solo Grammo di Cielo!

Emily Dickinson

Sicilia, terra mia, Sicilia bedda…

Amici lettori, bentrovati, eccomi qui a raccontarvi quanto amo la terra mia, la Sicilia, isola meravigliosa e ricca di bellezza, arte, storia e tanto buon cibo!

«L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto» […] «La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra…chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita». (J.W.Goethe, “Viaggio in Italia”, 1817)

La Sicilia è un paradiso sulla Terra che offre tutto ciò di cui l’Anima ha bisogno per respirare e vivere. Terra magnifica e amabile e anche se talvolta è difficile viverci è una terra che nel cuore manca e a cui spesso si fa ritorno, poiché impossibile stare lontano dalle sue meraviglie.

Di seguito alcune foto della Grotta della Neve, zona Etna, popolarmente nota come grotta dei ladroni…

Foto di Miriam Vinci

Da Nord a Sud la Sicilia non smette di sorprendere tra il verde che circonda i laghi ed il nero della lava, ecco alcune foto di Uruvu Tunnu, zona Cavagrande del Cassibile, Avola Antica…

Tutto il resto è da ammirare e vivere sentendone il respiro, soffio di vita, sulla pelle ed attraverso le pupille.

Amo la mia terra, per tutte le bellezze che offre: arte, cucina, natura ed è per questo che la reputo completa di tutto…

Vi mostro qui quanto hanno visto gli occhi miei, una buona parte della Sicilia Orientale: Siracusa, Noto, Taormina, Motta Camastra, Palazzolo Acreide, Randazzo, Marzamemi, Messina, Sant’Alfio, Santa Venerina, Acireale, Acicastello, Acitrezza, Francavilla, Castiglione di Sicilia, Giardini Naxos, Forza D’Agrò, Savoca… e non ho citato tutto e non riporto tutte le foto perché viverle di presenza è tutt’altro che vederle dallo schermo di un pc e nonostante questo, si capisce che la Sicilia, è Sicilia, bella da vivere…

«Nessuna isola erge sull’orizzonte della nostra civiltà una fronte più radiosa della Sicilia. Essa punta verso tre continenti e ne sintetizza le caratteristiche. Tre volte, nel corso dei secoli, fu il più fulgido centro del mondo mediterraneo». (Roger Peyrefitte, “Du Vesuve à l’Etna”, 1952)

Amici lettori, che dire? Guardate che paesaggi! Le piccole gole dell’Alcantara…

Arte, natura e buon cibo non vi deluderanno, venite in Sicilia, venite ad ammirare e respirare la mia terra e godetevi la buona cucina: che ne dite, per iniziare, di una bella granita con brioche?

Pasticceria Caprice, Noto/Palazzolo Acreide, Foto di Giusy Farina

Fresca, gustosa, alle mandorle, ai fichi, al pistacchio, ai gelsi…

“Sicilia bedda mia
Sicilia bedda.
Chi stranu e cumplicatu sintimentu
gnonnu ti l’aia diri
li mo peni
cu sapi si si in gradu di capiri
no sacciu comu mai
ti uogghiu beni.”

(Franco Battiato)

«Sai tu la terra ove i cedri fioriscono? Splendon tra le brune foglie arance d’oro pel cielo azzurro spira un dolce zeffiro umil germoglia il mirto, alto l’alloro…». (J.W.Goethe,“Evocazione”)

Sogno di fuggire via ma non dalla mia terra, bensì dai mali che, ahimè, affliggono l’interno Paese…

Ma nel cuore, la Sicilia è l’eterno nido a cui faccio ritorno.

 

 

La poesia della Domenica

Dal cassetto della memoria, profondo oceano di carta crespa, io, poesie, vado cercando… buona lettura amici, che le porte del cuore restino sempre aperte alla musica…

Dicorso all’Ufficio oggetti smarriti 

Ho perso qualche dea per via dal Sud al Nord,
e anche molti dèi per via dall’Est all’Ovest.
Mi si è spenta per sempre qualche stella, svanita.
Mi è sprofondata nel mare un’isola, e un’altra.
Non so neanche dove mai ho lasciato gli artigli,
chi gira nella mia pelliccia, chi abita il mio
guscio.
Mi morirono i fratelli quando strisciai a riva
e solo un ossicino festeggia in me la ricorrenza.
Non stavo nella pelle, sprecavo vertebre e gambe,
me ne uscivo di senno più e più volte.
Da tempo ho chiuso su tutto ciò il mio terzo occhio,
ci ho messo una pinna sopra, ho scrollato le fronde.

Perduto, smarrito, ai quattro venti se n’è volato.
Mi stupisco io stessa del poco di me che è restato:
una persona singola per ora di genere umano,
che ha perso solo ieri l’ombrello sul treno.

Wisława Szymborska

Domenica Luciani: Il mistero della città fantasma

Amici lettori, finalmente internet funziona come si deve ed ecco a voi il libro della settimana: Il mistero della città fantasma, di Domenica Luciani.

DOMENICA LUCIANI:  è una scrittrice italiana di libri per ragazzi.

Buona lettura! 🙂

 

DESCRIZIONE: 251 pagine

EDITORE: Giunti Junior

PREZZO DI COPERTINA: 14,90 euro

TRAMA NO_SPOILER: Gaspare va in vacanza dall’amico Bruno, ed è entusiasmato soprattutto per la presenza della sorella che tanto ama, purtroppo avrà un’amara sorpresa ma un mistero lo coinvolgerà, coinvolgerà particolarmente tutti e sarà l’inizio di una grande avventura…

 

PARERE PERSONALE: è un romanzo fresco e amabile che consiglio a tutti, sia ad un lettore giovane che ad un lettore adulto poiché è simpatico e apprezzabile. Mi è piaciuto molto proprio perché, al di là del titolo che può sembrare scontato e un poco banale, al di sotto della copertina si nasconde una storia piena di vita e avventura. All’inizio ero un poco titubante, questo libro mi è stato consigliato e analizzandone la copertina non volevo leggerlo, a primo impatto infatti mi lascio influenzare molto da copertina e titolo, però devo ammettere che le apperenze ingannano, non sempre, ma in questo caso sì ed ho fatto bene a non rifiturare il consiglio dato perché avrei perso una bella avventura. E’ un romanzo molto, ma molto simpatico, soprattutto per la presenza di Bruno, un personaggio davvero insopportabile e amabile al tempo stesso perché ti tiene viva e in continua avventura. E poi questo “mistero” che si cela nella città fantasma, e la leggenda dell’arrotino…

“Oltrettutto l’uncino fatale pendeva immobile, né c’era più traccia del sangue che il giorno prima aveva attirato il nostro sgomento. Di punto in bianco, le indagini e tutto il resto avevano perso ogni senso”

Il finale è sorprendente e non lascia per niente delusi.

Amici lettori, buona lettura e a presto con altre novità, e se avete libri da consigliare non esitate a contattarmi! 😀

La poesia della Domenica

Amici lettori, ecco a sorpresa per voi, la poesia della domenica, buona lettura amici e ricordatevi che leggere è salutare! 😀

Chi sogna di più

Chi sogna di più, mi dirai —
Colui che vede il mondo convenuto
O chi si perse in sogni?

Che cosa è vero? Cosa sarà di più—
La bugia che c’è nella realtà
O la bugia che si trova nei sogni?

Chi è più distante dalla verità —
Chi vede la verità in ombra
O chi vede il sogno illuminato?

La persona che è un buon commensale, o questa?
Quella che si sente un estraneo nella festa?

(Fernando Pessoa)

Amici lettori, come rispondereste alle domande del poeta?

 

CERVELLANDIA

Amici lettori, questo blog è il mio diario, tra un libro consigliato e l’altro troverete anche qualche mio sfogo, sfogo che chiamo “pausa caffé”.

Sfoghi sulle bestialità della vita, sull’incoerenza del mondo e della gente, su quanto io mi senta estranea a questa vita… e citerò canzoni che consolano e cullano pensieri e cuore…

“’ Extraterrestre portami via
voglio una stella che sia tutta mia
extraterrestre vienimi a pigliare
voglio un pianeta su cui ricominciare! ” 

(Eugenio Finardi)

Questo sfogo si riferisce a quelle ingiustizie nei confronti di chi studia per anni ed anni, e poi si ritrova sorpassato da pincopallini, conoscenti o no, che in tutta la loro vita di studio ne hanno mangiato poco e poi, diventano all’improvviso cervelloni, ovviamente incompresi, che nel giro di pochissimi anni, forse per illuminazione divina, tra vari impegni di discoteca e viaggi, diventano dottori e in tempi record.

Ed eccoli, cervelloni incompresi che ostentano successo e parlano di sacrifici che non hanno mai fatto perché tutto gli è stato servito su piatti d’argento, persone esibizioniste, presuntuose ed egocentriche convinte che il mondo gli gira intorno, quando in realtà gira solo intorno al loro credito. L’unica cosa che dovrebbero ringraziare è il lavoro proficuo di papà e mamà che mantiene loro vizi, capricci e carte di credito. Dottorini con la sola voglia di apparire che anziché vergognarsi del loro vincere facile, ostentano il trofeo.

Non farò mai di tutta l’erba un fascio, ma conoscendo la loro “sciccunaggine” di spirito e intelletto li eviterò come la peste.

E questo sfogo e questa gente che servano da incoraggiamento per chi invece si impegna da una vita a costruire il proprio futuro, nella realizzazione dei propri sogni, e anche se talvolta buon senso e famiglia economicamente benestante non coincidono,  non bisogna scoraggiarsi mai ma cercare sempre il modo di restare a galla onestamente anche se questo mondo di diavoli non è fatto per chi ha buone intenzioni.

Insieme, possiamo cambiarlo, insieme, senza mai mollare.

“Povera patria!
Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene
quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti,
quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore…
ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà,
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare
le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, no, non cambierà,
sì che cambierà, vedrai che cambierà.
Si può sperare
che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po’ da vivere…
La primavera intanto tarda ad arrivare.”

(Franco Battiato)

La particella mancante, di Joao Magueijo

Iniziamo la settimana con un’opera di Joao Magueijo: “La particella mancante: vita e mistero di Ettore Majorana, Genio della Fisica.” 

Joao Magueijo  fisico e cosmologo, nasce in Portogallo nel 1967 ed insegna Teoria della relatività generale all’Imperial College di Londra.

DESCRIZIONE:  431 pagine

EDITORE: Bur Rizzoli Saggi

PREZZO DI COPERTINA:  10,90 euro

GENERE:  saggio di divulgazione scientifica

TRAMA NO_SPOILER:  L’autore racchiude con molta cura in quest’opera saggistica il mistero e la vita di Ettore Majorana.  Tratta la storia di un grande scienziato scomparso prematuramente all’età di 31 anni, in circostanze misteriose, che portano alla nascita di varie ipotesi, dal suicidio, legato ad un tragico evento che sconvolse la famiglia Majorana, al rapimento, alla fuga verso una nuova vita come Il fu Mattia Pascal, ecco il fu Majorana, che tanto apprezzava Pirandello.

Eccellenza, mio figlio soffre di una malattia causata da studi non indegni. (Da una lettera inviata a Mussolini dalla madre di Ettore Majorana)

PARERE PERSONALE: 

Ammiro Pirandello, e ammiro tantissimo Ettore Majorana. Mi piace definirlo come: la sparizione dell’energia e la conservazione di un mistero perché al di là di come siano andati realmente i fatti, omicidio, suicidio, fuga verso una nuova vita, di lui, di Ettore, non resta altro che ricordo e curiosità. Un grande genio, una fonte di energia per il bene dell’umanità, che sparisce in circostanze misteriose, perché?

Fu rapito? Ettore Majorana vive in un periodo storico molto delicato, lo sappiamo tutti, forse qualcuno era interessato alla sua mente geniale? Al suo preziosissimo intuito? Ettore era siciliano, era giovane, era brillante, era curioso ed egli era odi et amo nei confronti della fisica, amava e odiava ciò che studiava, amava e odiava ciò che scopriva. Eppure passò dagli studi di ingegneria a quelli di fisica…

“Il genio è il risultato di tutto questo, ma -come un fiore raro- è anche incredibilmente fragile. Attira gelosie e deve essere protetto. L’Italia ha una particolare propensione a produrre talento per poi distruggerlo”

Egli fu un genio, inneres auge, capace di vedere oltre le formule che scarabocchiava su fogli e poi strappava perché non importavano, non aveva importanza se lui adesso sapeva e distruggeva quella scoperta, perché alla fine, prima o poi, qualcuno ci sarebbe arrivato e si sarebbe preso i meriti, ed anche le colpe che ne sarebbero derivate a discapito dell’uso che, in quel contesto storico, si poteva fare della scienza.

“Mentre Ettore lottava con la propria identità, altrettanto faceva la sua elusiva anima gemella, il neutrino. Per molti anni nessuno pensò che fosse possibile rivelarlo, ammesso che esistesse. Ma poi vi fu quel selvaggio e minaccioso fungo atomico”

Ettore lo sapeva, era un veggente, sapeva che vita e morte erano figli della stessa mano, frutto della stessa mente, intuiva forse che la curiosità, l’Amore per la scienza, non era in sé come in ogni altro uomo. E ci sono conoscenze scientifiche che è meglio non divulgare ma custodire come un tesoro quando ogni altro essere umano non è ancora in grado di gestire e potrebbe, dunque, farne cattivo uso.

<<Il mare mi ha rifiutato>>

Ettore ha una personalità sensibile e complessa, egli è cuore e mente, non è solo razionale, è di più, è geniale. Capace di abbandonare i suoi studi tanto amati e tanto odiati, chissà, forse per il bene dell’umanità stessa? Affascinato da Pirandello, egli diviene il nuovo Fu Mattia Pascal.

“Ma è possibile che Ettore perse la fede in qualcosa di più ampio della scienza. E’ possibile che perse la fede nella razionalità stessa”

…o nell’umanità stessa, direi, perché, non so voi, ma in me nasce un profondo sconforto nel vedere quanto soffre il mondo e quanta umanità s’è smarrita, perduta godendo solo delle banalità della vita.

“La fisica è sulla strada sbagliata; siamo tutti sulla strada sbagliata”

Si parla tanto di sensi di colpa e suicidio dovuto ad un tragico evento che segnò la famiglia Majorana, si parla di rapimento, ma, ciò che mi suggerisce il cuore non è altro che fuga, una semplice fuga organizzata in ogni dettaglio in maniera geniale perché “Suicidio o no, lui voleva sparire. Voleva separarsi da noi, da noi gente normale. E dobbiamo rispettare quella scelta, non importa ciò che fece”, come sostiene il nipote di Ettore, che porta stesso nome e cognome, penso che Majorana volesse sparire, fuggire, scappare lontano da un mondo che non sentiva suo, in cui anch’egli, come me, come la Mariannina Coffa netina, si sentiva inadatto, si sentiva lontano anni luce da tutto quel rumore quotidiano che gli offuscava la mente e faceva traboccare i pensieri.

“<<Che cosa c’è professore?>>.
Ettore si fermò e la guardò intensamente. Era evidente che qualcosa non andava. Gilda non sa spiegare di che cosa si trattasse, anche dopo tutti questi anni, sapendo cosa sarebbe accaduto in seguito. Poi lui disse soltanto:<<Ecco>>, e mise uno scatolone nelle sue mani. <<Ecco signorina, terrebbe per favore queste carte per me?>> Sbigottita Gilda prese la scatola e cominciò a chiedere spiegazioni. Ma lui la interruppe con un gesto e aggiunse con gentilezza: <<Poi ne parleremo>>.”

Ettore prima di sparire consegnò una scatola contenente delle “carte”ad una delle sue studentesse, ed essere studentessa in fisica, in quell’epoca, era qualcosa di anomalo, non accettabile e ci voleva coraggio e passione per portare avanti una scelta simile! Gilda Senatore lo sa bene, ella fu aiutata economicamente da uno zio perché il padre non ne voleva sapere niente e non accettava che lei, in quanto donna, intraprendesse studi simili. Stessa sorte alla sorella di Majorana, Maria, siamo nel 1930 circa:

“<<Quando aveva diciotto anni, disse alla famiglia che voleva andare all’Università e prendere una laurea. Si misero tutti a ridere, come se fosse una barzelletta divertente>>”

Ecco l’ignoranza tenace che si aggrappa ostinatamente anche tra le persone più colte, l’ignoranza del genio.

Ettore però era diverso. Egli era così intuitivo da sembrare veggente. Chissà cosa conteneva quella scatola. Ma tutto sparì. Il genio, le sue carte. Misteriosamente. Ma perché Ettore scelse Gilda? E Gilda ne avrà mai letto il contenuto? Se fossi stata al posto suo, cosa avrei fatto io? E voi?

“…vengono ignorate le dichiarazioni secondo cui Ettore era stato rapito da qualche potenza straniera, una questione che rientrava sicuramente nel campo di interessi dell’OVRA…”

E’ possibile che Ettore scappasse da qualcuno? Da se stesso? Da ciò che la sua mente visionaria produceva?

Tutto resta sospeso, chissà se esiste una testimonianza valida in grado di dare una soluzione al mistero. Che storia! Immensa.

“Nel nostro mondo dei <<normali>>, chiunque pensi rischia di apparire suicida. Eppure, suicidio o no, saremo tutti là un giorno, non solo Ettore. Siamo tutti uguali, solo in stagioni diverse. “

E vorrei poter tornare indietro nel tempo e stare lì sospesa a guardare come camminavano gli uomini, con quali scarpe e quali idee, con che cuore e secondo quale ragione…

“Leggendo della politica e della scienza che erano state alla base della costruzione della bomba atomica, Sciascia elaborò ulteriormente le proprie idee. Quante più cose apprendeva sugli uomini che avevano realizzato la bomba e sui loro dilemmi spirituali – o sull’assenza di essi – tanto più si convinceva che scienziati come Fermi, Segrè e Oppenheimer erano clinicamente pazzi. Ma poi si imbatté in Ettore e si rese subito conto che lui era diverso. Lui aveva un’anima. La sua vita non si riduceva a mera scienza completamente svuotata di umanità.”

Mi sento molto vicina al pensiero di Sciascia, leggere di fisici che amavano l’esplosione atomica, il colore della morte, mi ha messo i brividi. Come può l’uomo, civilizzato, amare ciò che distrugge?  Va bene il sapere e la conoscenza, ma come giustificare la distruzione? Progresso e conoscenza dovrebbero camminare di vari passo con la vita e nel rispetto di ogni esistenza. Ma a volte si perde la via del cuore per fama e per potere.

“Siamo negli anni Sessanta del secolo scorso. Una sera Leonardo Sciascia sta cenando in un ristorante con Emilio Segrè e con Alberto Moravia, tra gli altri. Durante la conversazione si accenna alla bomba atomica e Segrè, fedele al suo vecchio soprannome – Basilisco -, si vanta della sua partecipazione al progetto Manhattan. La Guerra fredda è al suo apice, il fantasma di una distruzione globale aleggia sul mondo e una tale spensieratezza appare persino più patetica che irresponsabile. Sciascia, nelle cui vene scorre ardente sangue siciliano, scaglia parole di fuoco contro Segrè e tenta persino di aggredirlo fisicamente. Moravia è costretto a trattenerlo, per evitare che Emilio finisca con gli occhiali frantumati. Ed è durante questo incidente che Sciascia – attivista antinucleare- concepisce per la prima volta l’idea che gli scienziati siano malvagi”

Ciò che è scienza mi affascina e trovo che la ragione sia importante, ma come Sciascia restai impietrita dinnanzi a determinate dichiarazioni, ed ho capito che il problema del mondo, non è la scienza ma l’uomo e la sua ideologia.

“<<Le cose che la scienza scopre sono fatti universali, e sarebbero stati comunque scoperti, se non da Galileo da qualcun altro>>. Ettore scuote la testa: <<Non è vero, noi troviamo solo quello che vogliamo trovare>>”

Il vero danno infatti non è dovuto alla scienza in sé bensì all’uso che ne viene fatto.

L’uomo per quanto sia un animale civilizzato resta pur sempre un animale, infangato da istinti primordiali come il dominio che lo spingono ad essere il padrone del mondo, l’essere supremo e dominante a discapito di ogni altra specie. Questo è il danno della ratio, poiché l’uomo è civilizzato, poiché l’uomo usa la ragione, l’utilizzo errato diviene male nel mondo e non sempre bene. Perché se non fossimo civilizzati ci comporteremmo come gli animali, e tra il mondo degli animali c’è più rispetto e pacifica coesistenza che nel mondo dell’animale civilizzato ma de-umanizzato.

“Ettore, nella sua mente, diventò il simbolo dello scienziato che rinuncia alla scelta, che non accetta di essere l’ingranaggio di un meccanismo politico”

Ed è meglio essere liberi che famosi e sottomessi ad un governo, un potere, una politica, uno stato che in un’eventuale scoperta scientifica cerca il modo per dominare il mondo, distruggendo il mondo stesso.

“E’ possibile che Ettore avesse intuito quello che stava per abbattersi sul mondo? Quasi sicuramente sì, e ciò non farebbe aggiungere un ulteriore strato alla crisi che lo colpì tra il 1933 e il 1937 e che esplose in quei giorni tempestosi del marzo 1938. Aveva l’abitudine di individuare ciò che gli altri ragazzi di via Panisperna non riuscivano a individuare; e i ragazzi avevano ottenuto la fissione dell’uranio nel 1934, condannando al cancro i poveri pesci rossi della vasca dell’istituto. Ida Novak, in Germania, l’aveva capito nel 1934; perché non Ettore allora?” 

Essere razionali è fondamentale, ma la ratio e la lucidità mentale devono coesistere con le emozioni del cuore, non si può vivere seguendo o l’uno o l’altro, rischiando di essere dei mostri senza cuore, o degli animali senza ragione. Chiediamoci sempre:

  “Questa via ha un cuore? Se lo ha allora la strada è buona, altrimenti non è la via giusta.” (Castaneda)

Amici lettori, spero che leggere questo articolo sia stato di vostro gradimento, ho in lista, tra i tanti libri da leggere, altri libri su Ettore Majorana, e sono in continua ricerca di altre notizie, di altre fonti e testimonianze scritte.

Se avete delle letture da consigliare, io sono qui, non esitate a contattarmi! E ricordatevi, ciaolibri: perché leggere è salutare! 😀

 

Dimenticavo, per evitare incomprensioni, le citazioni tra virgolette, se non è specificato l’autore, vuol dire che sono tratti dal romanzo in questione! Grazie dell’attenzione e buona lettura, oggi domani e sempre! 😀

La poesia della Domenica

Amici lettori, buona domenica, ho scelto per voi questa meravigliosa poesia! A sorpresa, ecco:

Psiche

Datemi l’arpa: un’armonia novella
Trema sul labbro mio…
Vivo! Dal mio dolor sorgo più bella:
Canto l’amore e Dio!

Psiche è il mio nome: in questo nome è chiusa
La storia del creato.
Dell’avvenir l’immago è in me confusa
Coi sogni del passato.

Psiche è il mio nome: ho l’ale e son fanciulla,
Madre ad un tempo e vergine son io.
Patria e gioie non ho, non ebbi culla,
Credo all’amore e a Dio!
Psiche, chi mi comprende? Il mio sembiante
Solo ai profani ascondo;
E nei misteri del mio spirto amante
Vive racchiuso un mondo.

Nei più splendidi cieli e più secreti
Sorvolo col desio:
Nata ad amar, sul labbro dei Profeti
Cantai l’amore e Dio.

Psiche è il mio nome: un volgo maledetto
Pei miracoli miei fu mosso a sdegno,
E menzognera e stolta anco m’han detto,
Mentre sui mondi io regno!

Eppur le voci d’una turba ignara
Fra i miei concenti oblìo:
Nello sprezzo dei tristi io m’ergo un’ara
E amor contemplo e Dio.

Psiche! Ogni nato colle ardenti cure
Di madre io circondai,
E il supplizio dei roghi e le torture,
Figlia del ciel, provai.

Nell’infanzia dei tempi, il gran mistero
D’ogni legge fu servo al genio mio:
Di Platone e di Socrate al pensiero
Svelai l’amore e Dio!

L’arte, le scienze, le scoperte, i lenti
Progressi dell’idea, chi all’uomo offria?
Io sui ciechi m’alzai, fra oppresse genti
Schiusi al pensier la via.

Psiche è il mio nome… il raggio della fede
Rischiara il nome mio:
E, Umanità, chi al nome mio non crede
Rinnega amore e Dio!

Ogni lingua, ogni affetto, ogni credenza
Col mio potere sublimar tentai:
Serbando illesa la divina essenza,
Forma, idioma ed essere mutai.

Or vittoriosa, or vinta, or mito, or nume,
Or sobbietto di scherno, or di desio,
Col variar di lingua e di costume,
Svelai l’amore e Dio!

Pria che fosse la terra, io le nascose
Fonti del ver mirai:
Vissi immortale fra le morte cose,
Me nel creato amai.

Eppur la terra non comprese ancora
Le mie leggi, il mio nome, il senso mio:
Conosce il mio poter… sol perché ignora
Che Psiche è amore e Dio!

Dio, Psiche, Amor! si vela in tal concetto
Il ver, la forza, l’armonia, la vita:
Son tre mistiche fiamme e un intelletto
Che un nuovo regno addita.

O Umanità! La scola del passato
Copri d’eterno oblìo,…
Quel Bene che finora hai vagheggiato
È Pische, è Amor, è Dio!

(Mariannina Coffa)