Sicilia, terra mia, Sicilia bedda…

Amici lettori, bentrovati, eccomi qui a raccontarvi quanto amo la terra mia, la Sicilia, isola meravigliosa e ricca di bellezza, arte, storia e tanto buon cibo!

«L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto» […] «La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra…chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita». (J.W.Goethe, “Viaggio in Italia”, 1817)

La Sicilia è un paradiso sulla Terra che offre tutto ciò di cui l’Anima ha bisogno per respirare e vivere. Terra magnifica e amabile e anche se talvolta è difficile viverci è una terra che nel cuore manca e a cui spesso si fa ritorno, poiché impossibile stare lontano dalle sue meraviglie.

Di seguito alcune foto della Grotta della Neve, zona Etna, popolarmente nota come grotta dei ladroni…

Foto di Miriam Vinci

Da Nord a Sud la Sicilia non smette di sorprendere tra il verde che circonda i laghi ed il nero della lava, ecco alcune foto di Uruvu Tunnu, zona Cavagrande del Cassibile, Avola Antica…

Tutto il resto è da ammirare e vivere sentendone il respiro, soffio di vita, sulla pelle ed attraverso le pupille.

Amo la mia terra, per tutte le bellezze che offre: arte, cucina, natura ed è per questo che la reputo completa di tutto…

Vi mostro qui quanto hanno visto gli occhi miei, una buona parte della Sicilia Orientale: Siracusa, Noto, Taormina, Motta Camastra, Palazzolo Acreide, Randazzo, Marzamemi, Messina, Sant’Alfio, Santa Venerina, Acireale, Acicastello, Acitrezza, Francavilla, Castiglione di Sicilia, Giardini Naxos, Forza D’Agrò, Savoca… e non ho citato tutto e non riporto tutte le foto perché viverle di presenza è tutt’altro che vederle dallo schermo di un pc e nonostante questo, si capisce che la Sicilia, è Sicilia, bella da vivere…

«Nessuna isola erge sull’orizzonte della nostra civiltà una fronte più radiosa della Sicilia. Essa punta verso tre continenti e ne sintetizza le caratteristiche. Tre volte, nel corso dei secoli, fu il più fulgido centro del mondo mediterraneo». (Roger Peyrefitte, “Du Vesuve à l’Etna”, 1952)

Amici lettori, che dire? Guardate che paesaggi! Le piccole gole dell’Alcantara…

Arte, natura e buon cibo non vi deluderanno, venite in Sicilia, venite ad ammirare e respirare la mia terra e godetevi la buona cucina: che ne dite, per iniziare, di una bella granita con brioche?

Pasticceria Caprice, Noto/Palazzolo Acreide, Foto di Giusy Farina

Fresca, gustosa, alle mandorle, ai fichi, al pistacchio, ai gelsi…

“Sicilia bedda mia
Sicilia bedda.
Chi stranu e cumplicatu sintimentu
gnonnu ti l’aia diri
li mo peni
cu sapi si si in gradu di capiri
no sacciu comu mai
ti uogghiu beni.”

(Franco Battiato)

«Sai tu la terra ove i cedri fioriscono? Splendon tra le brune foglie arance d’oro pel cielo azzurro spira un dolce zeffiro umil germoglia il mirto, alto l’alloro…». (J.W.Goethe,“Evocazione”)

Sogno di fuggire via ma non dalla mia terra, bensì dai mali che, ahimè, affliggono l’interno Paese…

Ma nel cuore, la Sicilia è l’eterno nido a cui faccio ritorno.

 

 

La poesia della Domenica

Dal cassetto della memoria, profondo oceano di carta crespa, io, poesie, vado cercando… buona lettura amici, che le porte del cuore restino sempre aperte alla musica…

Dicorso all’Ufficio oggetti smarriti 

Ho perso qualche dea per via dal Sud al Nord,
e anche molti dèi per via dall’Est all’Ovest.
Mi si è spenta per sempre qualche stella, svanita.
Mi è sprofondata nel mare un’isola, e un’altra.
Non so neanche dove mai ho lasciato gli artigli,
chi gira nella mia pelliccia, chi abita il mio
guscio.
Mi morirono i fratelli quando strisciai a riva
e solo un ossicino festeggia in me la ricorrenza.
Non stavo nella pelle, sprecavo vertebre e gambe,
me ne uscivo di senno più e più volte.
Da tempo ho chiuso su tutto ciò il mio terzo occhio,
ci ho messo una pinna sopra, ho scrollato le fronde.

Perduto, smarrito, ai quattro venti se n’è volato.
Mi stupisco io stessa del poco di me che è restato:
una persona singola per ora di genere umano,
che ha perso solo ieri l’ombrello sul treno.

Wisława Szymborska

Domenica Luciani: Il mistero della città fantasma

Amici lettori, finalmente internet funziona come si deve ed ecco a voi il libro della settimana: Il mistero della città fantasma, di Domenica Luciani.

DOMENICA LUCIANI:  è una scrittrice italiana di libri per ragazzi.

Buona lettura! 🙂

 

DESCRIZIONE: 251 pagine

EDITORE: Giunti Junior

PREZZO DI COPERTINA: 14,90 euro

TRAMA NO_SPOILER: Gaspare va in vacanza dall’amico Bruno, ed è entusiasmato soprattutto per la presenza della sorella che tanto ama, purtroppo avrà un’amara sorpresa ma un mistero lo coinvolgerà, coinvolgerà particolarmente tutti e sarà l’inizio di una grande avventura…

 

PARERE PERSONALE: è un romanzo fresco e amabile che consiglio a tutti, sia ad un lettore giovane che ad un lettore adulto poiché è simpatico e apprezzabile. Mi è piaciuto molto proprio perché, al di là del titolo che può sembrare scontato e un poco banale, al di sotto della copertina si nasconde una storia piena di vita e avventura. All’inizio ero un poco titubante, questo libro mi è stato consigliato e analizzandone la copertina non volevo leggerlo, a primo impatto infatti mi lascio influenzare molto da copertina e titolo, però devo ammettere che le apperenze ingannano, non sempre, ma in questo caso sì ed ho fatto bene a non rifiturare il consiglio dato perché avrei perso una bella avventura. E’ un romanzo molto, ma molto simpatico, soprattutto per la presenza di Bruno, un personaggio davvero insopportabile e amabile al tempo stesso perché ti tiene viva e in continua avventura. E poi questo “mistero” che si cela nella città fantasma, e la leggenda dell’arrotino…

“Oltrettutto l’uncino fatale pendeva immobile, né c’era più traccia del sangue che il giorno prima aveva attirato il nostro sgomento. Di punto in bianco, le indagini e tutto il resto avevano perso ogni senso”

Il finale è sorprendente e non lascia per niente delusi.

Amici lettori, buona lettura e a presto con altre novità, e se avete libri da consigliare non esitate a contattarmi! 😀

La poesia della Domenica

Amici lettori, ecco a sorpresa per voi, la poesia della domenica, buona lettura amici e ricordatevi che leggere è salutare! 😀

Chi sogna di più

Chi sogna di più, mi dirai —
Colui che vede il mondo convenuto
O chi si perse in sogni?

Che cosa è vero? Cosa sarà di più—
La bugia che c’è nella realtà
O la bugia che si trova nei sogni?

Chi è più distante dalla verità —
Chi vede la verità in ombra
O chi vede il sogno illuminato?

La persona che è un buon commensale, o questa?
Quella che si sente un estraneo nella festa?

(Fernando Pessoa)

Amici lettori, come rispondereste alle domande del poeta?

 

CERVELLANDIA

Amici lettori, questo blog è il mio diario, tra un libro consigliato e l’altro troverete anche qualche mio sfogo, sfogo che chiamo “pausa caffé”.

Sfoghi sulle bestialità della vita, sull’incoerenza del mondo e della gente, su quanto io mi senta estranea a questa vita… e citerò canzoni che consolano e cullano pensieri e cuore…

“’ Extraterrestre portami via
voglio una stella che sia tutta mia
extraterrestre vienimi a pigliare
voglio un pianeta su cui ricominciare! ” 

(Eugenio Finardi)

Questo sfogo si riferisce a quelle ingiustizie nei confronti di chi studia per anni ed anni, e poi si ritrova sorpassato da pincopallini, conoscenti o no, che in tutta la loro vita di studio ne hanno mangiato poco e poi, diventano all’improvviso cervelloni, ovviamente incompresi, che nel giro di pochissimi anni, forse per illuminazione divina, tra vari impegni di discoteca e viaggi, diventano dottori e in tempi record.

Ed eccoli, cervelloni incompresi che ostentano successo e parlano di sacrifici che non hanno mai fatto perché tutto gli è stato servito su piatti d’argento, persone esibizioniste, presuntuose ed egocentriche convinte che il mondo gli gira intorno, quando in realtà gira solo intorno al loro credito. L’unica cosa che dovrebbero ringraziare è il lavoro proficuo di papà e mamà che mantiene loro vizi, capricci e carte di credito. Dottorini con la sola voglia di apparire che anziché vergognarsi del loro vincere facile, ostentano il trofeo.

Non farò mai di tutta l’erba un fascio, ma conoscendo la loro “sciccunaggine” di spirito e intelletto li eviterò come la peste.

E questo sfogo e questa gente che servano da incoraggiamento per chi invece si impegna da una vita a costruire il proprio futuro, nella realizzazione dei propri sogni, e anche se talvolta buon senso e famiglia economicamente benestante non coincidono,  non bisogna scoraggiarsi mai ma cercare sempre il modo di restare a galla onestamente anche se questo mondo di diavoli non è fatto per chi ha buone intenzioni.

Insieme, possiamo cambiarlo, insieme, senza mai mollare.

“Povera patria!
Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene
quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti,
quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore…
ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà,
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare
le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, no, non cambierà,
sì che cambierà, vedrai che cambierà.
Si può sperare
che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po’ da vivere…
La primavera intanto tarda ad arrivare.”

(Franco Battiato)

La particella mancante, di Joao Magueijo

Iniziamo la settimana con un’opera di Joao Magueijo: “La particella mancante: vita e mistero di Ettore Majorana, Genio della Fisica.” 

Joao Magueijo  fisico e cosmologo, nasce in Portogallo nel 1967 ed insegna Teoria della relatività generale all’Imperial College di Londra.

DESCRIZIONE:  431 pagine

EDITORE: Bur Rizzoli Saggi

PREZZO DI COPERTINA:  10,90 euro

GENERE:  saggio di divulgazione scientifica

TRAMA NO_SPOILER:  L’autore racchiude con molta cura in quest’opera saggistica il mistero e la vita di Ettore Majorana.  Tratta la storia di un grande scienziato scomparso prematuramente all’età di 31 anni, in circostanze misteriose, che portano alla nascita di varie ipotesi, dal suicidio, legato ad un tragico evento che sconvolse la famiglia Majorana, al rapimento, alla fuga verso una nuova vita come Il fu Mattia Pascal, ecco il fu Majorana, che tanto apprezzava Pirandello.

Eccellenza, mio figlio soffre di una malattia causata da studi non indegni. (Da una lettera inviata a Mussolini dalla madre di Ettore Majorana)

PARERE PERSONALE: 

Ammiro Pirandello, e ammiro tantissimo Ettore Majorana. Mi piace definirlo come: la sparizione dell’energia e la conservazione di un mistero perché al di là di come siano andati realmente i fatti, omicidio, suicidio, fuga verso una nuova vita, di lui, di Ettore, non resta altro che ricordo e curiosità. Un grande genio, una fonte di energia per il bene dell’umanità, che sparisce in circostanze misteriose, perché?

Fu rapito? Ettore Majorana vive in un periodo storico molto delicato, lo sappiamo tutti, forse qualcuno era interessato alla sua mente geniale? Al suo preziosissimo intuito? Ettore era siciliano, era giovane, era brillante, era curioso ed egli era odi et amo nei confronti della fisica, amava e odiava ciò che studiava, amava e odiava ciò che scopriva. Eppure passò dagli studi di ingegneria a quelli di fisica…

“Il genio è il risultato di tutto questo, ma -come un fiore raro- è anche incredibilmente fragile. Attira gelosie e deve essere protetto. L’Italia ha una particolare propensione a produrre talento per poi distruggerlo”

Egli fu un genio, inneres auge, capace di vedere oltre le formule che scarabocchiava su fogli e poi strappava perché non importavano, non aveva importanza se lui adesso sapeva e distruggeva quella scoperta, perché alla fine, prima o poi, qualcuno ci sarebbe arrivato e si sarebbe preso i meriti, ed anche le colpe che ne sarebbero derivate a discapito dell’uso che, in quel contesto storico, si poteva fare della scienza.

“Mentre Ettore lottava con la propria identità, altrettanto faceva la sua elusiva anima gemella, il neutrino. Per molti anni nessuno pensò che fosse possibile rivelarlo, ammesso che esistesse. Ma poi vi fu quel selvaggio e minaccioso fungo atomico”

Ettore lo sapeva, era un veggente, sapeva che vita e morte erano figli della stessa mano, frutto della stessa mente, intuiva forse che la curiosità, l’Amore per la scienza, non era in sé come in ogni altro uomo. E ci sono conoscenze scientifiche che è meglio non divulgare ma custodire come un tesoro quando ogni altro essere umano non è ancora in grado di gestire e potrebbe, dunque, farne cattivo uso.

<<Il mare mi ha rifiutato>>

Ettore ha una personalità sensibile e complessa, egli è cuore e mente, non è solo razionale, è di più, è geniale. Capace di abbandonare i suoi studi tanto amati e tanto odiati, chissà, forse per il bene dell’umanità stessa? Affascinato da Pirandello, egli diviene il nuovo Fu Mattia Pascal.

“Ma è possibile che Ettore perse la fede in qualcosa di più ampio della scienza. E’ possibile che perse la fede nella razionalità stessa”

…o nell’umanità stessa, direi, perché, non so voi, ma in me nasce un profondo sconforto nel vedere quanto soffre il mondo e quanta umanità s’è smarrita, perduta godendo solo delle banalità della vita.

“La fisica è sulla strada sbagliata; siamo tutti sulla strada sbagliata”

Si parla tanto di sensi di colpa e suicidio dovuto ad un tragico evento che segnò la famiglia Majorana, si parla di rapimento, ma, ciò che mi suggerisce il cuore non è altro che fuga, una semplice fuga organizzata in ogni dettaglio in maniera geniale perché “Suicidio o no, lui voleva sparire. Voleva separarsi da noi, da noi gente normale. E dobbiamo rispettare quella scelta, non importa ciò che fece”, come sostiene il nipote di Ettore, che porta stesso nome e cognome, penso che Majorana volesse sparire, fuggire, scappare lontano da un mondo che non sentiva suo, in cui anch’egli, come me, come la Mariannina Coffa netina, si sentiva inadatto, si sentiva lontano anni luce da tutto quel rumore quotidiano che gli offuscava la mente e faceva traboccare i pensieri.

“<<Che cosa c’è professore?>>.
Ettore si fermò e la guardò intensamente. Era evidente che qualcosa non andava. Gilda non sa spiegare di che cosa si trattasse, anche dopo tutti questi anni, sapendo cosa sarebbe accaduto in seguito. Poi lui disse soltanto:<<Ecco>>, e mise uno scatolone nelle sue mani. <<Ecco signorina, terrebbe per favore queste carte per me?>> Sbigottita Gilda prese la scatola e cominciò a chiedere spiegazioni. Ma lui la interruppe con un gesto e aggiunse con gentilezza: <<Poi ne parleremo>>.”

Ettore prima di sparire consegnò una scatola contenente delle “carte”ad una delle sue studentesse, ed essere studentessa in fisica, in quell’epoca, era qualcosa di anomalo, non accettabile e ci voleva coraggio e passione per portare avanti una scelta simile! Gilda Senatore lo sa bene, ella fu aiutata economicamente da uno zio perché il padre non ne voleva sapere niente e non accettava che lei, in quanto donna, intraprendesse studi simili. Stessa sorte alla sorella di Majorana, Maria, siamo nel 1930 circa:

“<<Quando aveva diciotto anni, disse alla famiglia che voleva andare all’Università e prendere una laurea. Si misero tutti a ridere, come se fosse una barzelletta divertente>>”

Ecco l’ignoranza tenace che si aggrappa ostinatamente anche tra le persone più colte, l’ignoranza del genio.

Ettore però era diverso. Egli era così intuitivo da sembrare veggente. Chissà cosa conteneva quella scatola. Ma tutto sparì. Il genio, le sue carte. Misteriosamente. Ma perché Ettore scelse Gilda? E Gilda ne avrà mai letto il contenuto? Se fossi stata al posto suo, cosa avrei fatto io? E voi?

“…vengono ignorate le dichiarazioni secondo cui Ettore era stato rapito da qualche potenza straniera, una questione che rientrava sicuramente nel campo di interessi dell’OVRA…”

E’ possibile che Ettore scappasse da qualcuno? Da se stesso? Da ciò che la sua mente visionaria produceva?

Tutto resta sospeso, chissà se esiste una testimonianza valida in grado di dare una soluzione al mistero. Che storia! Immensa.

“Nel nostro mondo dei <<normali>>, chiunque pensi rischia di apparire suicida. Eppure, suicidio o no, saremo tutti là un giorno, non solo Ettore. Siamo tutti uguali, solo in stagioni diverse. “

E vorrei poter tornare indietro nel tempo e stare lì sospesa a guardare come camminavano gli uomini, con quali scarpe e quali idee, con che cuore e secondo quale ragione…

“Leggendo della politica e della scienza che erano state alla base della costruzione della bomba atomica, Sciascia elaborò ulteriormente le proprie idee. Quante più cose apprendeva sugli uomini che avevano realizzato la bomba e sui loro dilemmi spirituali – o sull’assenza di essi – tanto più si convinceva che scienziati come Fermi, Segrè e Oppenheimer erano clinicamente pazzi. Ma poi si imbatté in Ettore e si rese subito conto che lui era diverso. Lui aveva un’anima. La sua vita non si riduceva a mera scienza completamente svuotata di umanità.”

Mi sento molto vicina al pensiero di Sciascia, leggere di fisici che amavano l’esplosione atomica, il colore della morte, mi ha messo i brividi. Come può l’uomo, civilizzato, amare ciò che distrugge?  Va bene il sapere e la conoscenza, ma come giustificare la distruzione? Progresso e conoscenza dovrebbero camminare di vari passo con la vita e nel rispetto di ogni esistenza. Ma a volte si perde la via del cuore per fama e per potere.

“Siamo negli anni Sessanta del secolo scorso. Una sera Leonardo Sciascia sta cenando in un ristorante con Emilio Segrè e con Alberto Moravia, tra gli altri. Durante la conversazione si accenna alla bomba atomica e Segrè, fedele al suo vecchio soprannome – Basilisco -, si vanta della sua partecipazione al progetto Manhattan. La Guerra fredda è al suo apice, il fantasma di una distruzione globale aleggia sul mondo e una tale spensieratezza appare persino più patetica che irresponsabile. Sciascia, nelle cui vene scorre ardente sangue siciliano, scaglia parole di fuoco contro Segrè e tenta persino di aggredirlo fisicamente. Moravia è costretto a trattenerlo, per evitare che Emilio finisca con gli occhiali frantumati. Ed è durante questo incidente che Sciascia – attivista antinucleare- concepisce per la prima volta l’idea che gli scienziati siano malvagi”

Ciò che è scienza mi affascina e trovo che la ragione sia importante, ma come Sciascia restai impietrita dinnanzi a determinate dichiarazioni, ed ho capito che il problema del mondo, non è la scienza ma l’uomo e la sua ideologia.

“<<Le cose che la scienza scopre sono fatti universali, e sarebbero stati comunque scoperti, se non da Galileo da qualcun altro>>. Ettore scuote la testa: <<Non è vero, noi troviamo solo quello che vogliamo trovare>>”

Il vero danno infatti non è dovuto alla scienza in sé bensì all’uso che ne viene fatto.

L’uomo per quanto sia un animale civilizzato resta pur sempre un animale, infangato da istinti primordiali come il dominio che lo spingono ad essere il padrone del mondo, l’essere supremo e dominante a discapito di ogni altra specie. Questo è il danno della ratio, poiché l’uomo è civilizzato, poiché l’uomo usa la ragione, l’utilizzo errato diviene male nel mondo e non sempre bene. Perché se non fossimo civilizzati ci comporteremmo come gli animali, e tra il mondo degli animali c’è più rispetto e pacifica coesistenza che nel mondo dell’animale civilizzato ma de-umanizzato.

“Ettore, nella sua mente, diventò il simbolo dello scienziato che rinuncia alla scelta, che non accetta di essere l’ingranaggio di un meccanismo politico”

Ed è meglio essere liberi che famosi e sottomessi ad un governo, un potere, una politica, uno stato che in un’eventuale scoperta scientifica cerca il modo per dominare il mondo, distruggendo il mondo stesso.

“E’ possibile che Ettore avesse intuito quello che stava per abbattersi sul mondo? Quasi sicuramente sì, e ciò non farebbe aggiungere un ulteriore strato alla crisi che lo colpì tra il 1933 e il 1937 e che esplose in quei giorni tempestosi del marzo 1938. Aveva l’abitudine di individuare ciò che gli altri ragazzi di via Panisperna non riuscivano a individuare; e i ragazzi avevano ottenuto la fissione dell’uranio nel 1934, condannando al cancro i poveri pesci rossi della vasca dell’istituto. Ida Novak, in Germania, l’aveva capito nel 1934; perché non Ettore allora?” 

Essere razionali è fondamentale, ma la ratio e la lucidità mentale devono coesistere con le emozioni del cuore, non si può vivere seguendo o l’uno o l’altro, rischiando di essere dei mostri senza cuore, o degli animali senza ragione. Chiediamoci sempre:

  “Questa via ha un cuore? Se lo ha allora la strada è buona, altrimenti non è la via giusta.” (Castaneda)

Amici lettori, spero che leggere questo articolo sia stato di vostro gradimento, ho in lista, tra i tanti libri da leggere, altri libri su Ettore Majorana, e sono in continua ricerca di altre notizie, di altre fonti e testimonianze scritte.

Se avete delle letture da consigliare, io sono qui, non esitate a contattarmi! E ricordatevi, ciaolibri: perché leggere è salutare! 😀

 

Dimenticavo, per evitare incomprensioni, le citazioni tra virgolette, se non è specificato l’autore, vuol dire che sono tratti dal romanzo in questione! Grazie dell’attenzione e buona lettura, oggi domani e sempre! 😀

La poesia della Domenica

Amici lettori, buona domenica, ho scelto per voi questa meravigliosa poesia! A sorpresa, ecco:

Psiche

Datemi l’arpa: un’armonia novella
Trema sul labbro mio…
Vivo! Dal mio dolor sorgo più bella:
Canto l’amore e Dio!

Psiche è il mio nome: in questo nome è chiusa
La storia del creato.
Dell’avvenir l’immago è in me confusa
Coi sogni del passato.

Psiche è il mio nome: ho l’ale e son fanciulla,
Madre ad un tempo e vergine son io.
Patria e gioie non ho, non ebbi culla,
Credo all’amore e a Dio!
Psiche, chi mi comprende? Il mio sembiante
Solo ai profani ascondo;
E nei misteri del mio spirto amante
Vive racchiuso un mondo.

Nei più splendidi cieli e più secreti
Sorvolo col desio:
Nata ad amar, sul labbro dei Profeti
Cantai l’amore e Dio.

Psiche è il mio nome: un volgo maledetto
Pei miracoli miei fu mosso a sdegno,
E menzognera e stolta anco m’han detto,
Mentre sui mondi io regno!

Eppur le voci d’una turba ignara
Fra i miei concenti oblìo:
Nello sprezzo dei tristi io m’ergo un’ara
E amor contemplo e Dio.

Psiche! Ogni nato colle ardenti cure
Di madre io circondai,
E il supplizio dei roghi e le torture,
Figlia del ciel, provai.

Nell’infanzia dei tempi, il gran mistero
D’ogni legge fu servo al genio mio:
Di Platone e di Socrate al pensiero
Svelai l’amore e Dio!

L’arte, le scienze, le scoperte, i lenti
Progressi dell’idea, chi all’uomo offria?
Io sui ciechi m’alzai, fra oppresse genti
Schiusi al pensier la via.

Psiche è il mio nome… il raggio della fede
Rischiara il nome mio:
E, Umanità, chi al nome mio non crede
Rinnega amore e Dio!

Ogni lingua, ogni affetto, ogni credenza
Col mio potere sublimar tentai:
Serbando illesa la divina essenza,
Forma, idioma ed essere mutai.

Or vittoriosa, or vinta, or mito, or nume,
Or sobbietto di scherno, or di desio,
Col variar di lingua e di costume,
Svelai l’amore e Dio!

Pria che fosse la terra, io le nascose
Fonti del ver mirai:
Vissi immortale fra le morte cose,
Me nel creato amai.

Eppur la terra non comprese ancora
Le mie leggi, il mio nome, il senso mio:
Conosce il mio poter… sol perché ignora
Che Psiche è amore e Dio!

Dio, Psiche, Amor! si vela in tal concetto
Il ver, la forza, l’armonia, la vita:
Son tre mistiche fiamme e un intelletto
Che un nuovo regno addita.

O Umanità! La scola del passato
Copri d’eterno oblìo,…
Quel Bene che finora hai vagheggiato
È Pische, è Amor, è Dio!

(Mariannina Coffa)

 

Intervista all’autrice di Ferita all’ala un’allodola, Maria Lucia Riccioli

Amici lettori, ecco a voi l’intervista all’autrice del libro Ferita all’ala un’allodola: Maria Lucia Riccioli 🙂

Buona lettura 🙂

1) Iniziamo dal titolo del romanzo da lei scritto “Ferita all’ala un’allodola”, come nasce? Perché ha scelto la figura dell’allodola?

Intanto grazie per l’attenzione nei miei confronti e verso il mio romanzo storico “Ferita all’ala un’allodola”. Mentre lo scrivevo, il libro non aveva un titolo, che in effetti è un po’ come il nome per una persona: “Il rosso e il nero”, “La coscienza di Zeno”… quanto è importante attribuire un titolo alla catasta di fogli che racconta una storia?   Il nome della protagonista non mi sembrava adatto a far da titolo al romanzo, perché desideravo qualcosa di evocativo, che suggestionasse il lettore… ed ecco che accade una delle tante grandi piccole epifanie che hanno accompagnato la stesura di questo libro: sotto gli occhi mi si presentano dei versi scritti da William Blake (1757-1827), un poeta inglese visionario e originale che per certi aspetti potremmo apparentare alla poetessa protagonista del mio libro. Eccoli: “A skylark wounded in the wing, / A cherubim does cease to sing” ovvero “Ferita all’ala un’allodola, un cherubino smette di cantare”. Un vero e proprio epitaffio per in cui sono adombrate Bellezza e poesia, con la loro fragilità rappresentata dal volo ferito di un uccello rinomato – anche letterariamente – per il suo canto. Addirittura avevo pensato di dare come titolo al romanzo non il primo ma il secondo verso, ma poi ho scelto “Ferita all’ala un’allodola” perché mi sembrava che racchiudesse tutta la parabola esistenziale ed artistica della mia protagonista, che in vita era stata paragonata a una rondine e fu perfino soprannominata “Capinera di Noto” per dire “del suo veloce volo” (e qui cito l’amato Franco Battiato) simile a quello della capinera verghiana. L’angelo della scultura a lei dedicata nella Piazza XVI maggio a Noto, bellissimo e serio, con un libro aperto sulle ginocchia, mi è sembrato incarnare il “cherubim” di Blake e quindi da qui il titolo, che non ho più cambiato.

2) Chi è Mariannina Coffa e cosa l’ha spinta a scrivere di lei?

Mariannina Coffa Caruso (1841-1878) è stata una poetessa e patriota nata a Noto, che oggi è provincia di Siracusa ma che per un certo periodo è stata quello che si chiamava all’epoca capoluogo dell’Intendenza, teatro di avvenimenti importanti per la storia della Sicilia e dell’Italia tutta: il Risorgimento è una tappa importante della storia di Noto e di quella di Mariannina Coffa, enfant prodige, poetessa improvvisatrice e principessa dei salotti, che nonostante la breve esistenza (morì a trentasei anni, tre mesi e sei giorni) funestata da dolori e lutti – la rottura del fidanzamento con Ascenso Mauceri, drammaturgo e musicista, suo maestro di pianoforte, il matrimonio d’interesse con un ragusano, Giorgio Morana, il forzato trasferimento a Ragusa, i rapporti conflittuali con il suocero e le cognate, la morte di due bambine, la malattia che la porterà alla morte – ha tentato di elevare la propria voce poetica, che deve tanto al modus scribendi dell’epoca ma specie nell’ultima produzione mostra una ricerca sempre maggiore di originalità. Non solo: anche come donna Mariannina Coffa ha tentato, nonostante le pastoie dell’epoca e i limiti oggettivi ed interiori, di affermare la propria volontà sia nella gestione familiare che in quella della propria malattia, oltre che la propria dignità di intellettuale – corrispondeva con scrittori, poeti, giornali e personalità dell’epoca – e poetessa.

3) Immedesimandomi in Mariannina, avrebbe fatto scelte diverse rispetto a quelle intraprese dalla poetessa? E cosa pensa della famiglia Coffa?

Mi sono spesso chiesta cosa sarebbe accaduto se, ad esempio, Mariannina Coffa avesse acconsentito alla fuga d’amore che Ascenso – innamorato disperato, profondamente byronianamente romantico – le proponeva. Ed ho anch’io messo in discussione l’amore tanto sbandierato dal padre della poetessa (Salvatore Coffa Ferla, avvocato e patriota, primo estimatore del “genio” della figlia, pronto però a sacrificarne la felicità), dalla madre e da tutto il suo entourage.                                 Noi contemporanei però spesso sbagliamo tentando di applicare categorie e mentalità attuali al passato: la condizione di malmaritata era usuale nell’Ottocento e il matrimonio d’amore molto di là da venire; la scelta di far curare Mariannina a Noto non nella casa paterna ma in una casa di proprietà della famiglia per salvare le apparenze (accogliere una figlia che aveva lasciato marito e figli a Ragusa per farsi curare addirittura da un omeopata in odore di repubblicanesimo sarebbe stato troppo per un liberale come Coffa) rientra nei modi di pensare ed agire dell’epoca. Se posso rimproverare qualcosa ai personaggi della mia storia – che mia non è: io ho tentato di dar loro voce, di inserirmi negli interstizi, nel non detto, in quello che i documenti non dicono – è l’ostinazione quasi cieca di Mariannina nel compiere scelte autodistruttive (ad esempio, coltivare non solo la corrispondenza con l’amato di un tempo ma anche la speranza larvata di un possibile incontro chiarificatore o forse di qualcosa di più) e soprattutto la sottovalutazione da parte dei genitori della gravità delle condizioni della figlia, giudicata più che amata.

4) Se potesse parlare con Mariannina cosa le direbbe?

Che bella domanda. Le ho parlato per cinque anni, chiedendole di suggerirmi cosa fare per restituirle la voce, per raccontare senza troppi errori la sua storia. Le ho chiesto aiuto nei momenti di difficoltà. L’ho ringraziata quando trovavo l’informazione giusta proprio quando mi serviva. Se la incontrassi le chiederei com’è andata davvero la storia del mancato matrimonio con Ascenso. Le chiederei che fine hanno fatto i manoscritti scomparsi (materia per un giallo, davvero). Le domanderei scusa se l’ho prevaricata attribuendole pensieri e sentimenti non suoi. E poi l’abbraccerei da siciliana, da scrittrice, da amica, per le emozioni che mi ha regalato in tutti questi anni trascorsi a leggere, scrivere e parlare di lei, per le persone che grazie al fil rouge costituito dall’interesse per la sua vita e la sua poesia, sono diventate amiche mie oltre che sue.

5) Passiamo alla parte tecnica del romanzo, quanto tempo ha impiegato per la stesura e perché? Ci racconti un poco della sua esperienza prima di scrivere di Mariannina.

Scrivere un romanzo storico per me vuol dire innanzitutto studiare. Ho ripreso in mano i libri di storia, ho compulsato carte d’archivio – che esaltante esperienza compitare i sentimenti e le emozioni del passato decifrando sbaffi di firme… –, ho visitato biblioteche e musei, ho fatto sopralluoghi nelle location reali del romanzo, ho ri-letto tanti romanzi ottocenteschi per entrare nell’atmosfera letteraria dell’epoca, ho ascoltato musica d’opera, la colonna sonora della storia di Mariannina Coffa…                                               Parallelamente è iniziata la fase della scrittura e delle infinite riletture e revisioni del romanzo. Ecco perché ho chiuso il libro dopo cinque anni circa dalla prima germinale idea.  Io venivo dalla poesia e dalla stesura di racconti – non contano i miei primi imparaticci narrativi, che non farei leggere a nessuno –, quindi molto ha contribuito ad allungare i tempi di uscita del libro il fatto che fosse il primo (ringrazio Luigi La Rosa, Lia Levi, Paolo Di Paolo e tanti altri amici e “complici” di scrittura per i consigli e l’aiuto a vario titolo prestato a me e alla mia “allodola” perché venisse alla luce e anche dopo, per farle spiccare il volo…).

6) Perché comprare il suo libro? È il suo primo romanzo o c’è altro di edito? E prossimamente ci saranno delle novità? 

Purtroppo il mio libro non è più in catalogo – anche se qualche copia può essere trovata fortunosamente in alcune librerie – quindi potrete leggerlo solo in biblioteca. Sto valutando se farlo ripubblicare e quindi donargli una terza vita (uscì in occasione dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, nel 2011, per i tipi di Perrone LAB, poi venne rieditato nel 2013 da L’Erudita) anche come e-book. Vedremo. È il mio primo romanzo (ne ho in cantiere due-tre sempre di argomento storico, ma ambientati in tutt’altra epoca), anche se io amo molto il genere racconto (molti dei miei lavori sono usciti sia sul web che su riviste, giornali e antologie) e la poesia sia in lingua che in dialetto: il mio secondo libro è infatti una raccolta di “cunti” in dialetto siciliano (una sorta di Vangelo apocrifo in dialetto, recupero memoriale delle storie narrate dai miei nonni materni) intitolata “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” edita da Algra editore ovvero Alfio Grasso, un editore giovane e coraggioso che ha deciso di scommettere non solo sulla poesia ma sulla poesia in dialetto (grazie anche a Sebastiano Burgaretta per il dono della sua straordinaria prefazione). La mia terza creatura letteraria, il mio libro più “leggero” e felice è “La bananottera”, una fiaba per bambini illustrata da Monica Saladino e pubblicata – grazie anche ai buoni auspici di Annamaria Piccione, “decana” siracusana della scrittura per l’infanzia – da VerbaVolant edizioni, cioè dalla straordinaria squadra formata da Fausta Di Falco, “editora” giovane  e tostissima, ed Elio Cannizzaro: grazie a loro la storia della balenottera color giallo banana nuota per le librerie, le biblioteche, le fiere e le scuole. Spero di poter dare presto ai miei venticinque lettori notizie su una quarta creatura di carta.

7) A chi consiglia il suo romanzo?

A chi ama il genere romanzo storico, a chi desidera conoscere una poetessa fuori dal “canone” letterario, a chi vuole rivivere l’Ottocento siciliano, a chi vuole leggere una storia d’amore, d’amicizia, di famiglie intrecciate dalla politica, dall’interesse economico e da tutta la tavolozza dei sentimenti umani. A chi vuole studiare il nostro Risorgimento e il Romanticismo da un’angolazione diversa. A chi ama leggere e vuole scoprire nuovi autori.

8) Consigli per essere un buon lettore?

Innanzitutto la curiosità. La perseveranza nel cercare l’autore la storia il libro che smuovano emozioni, che suscitino riflessioni, che ispirino idee. Leggere è come conoscere dei nuovi amici: le delusioni sono dietro l’angolo, ma possono formarsi legami inscindibili.           Non scoraggiarsi mai: c’è un libro per ogni momento e un momento per ogni libro. Proprio il libro che in un certo momento della nostra vita non ci attrae né ci interessa può diventare il compagno fidato di un altro momento della nostra esistenza. Sperimentare, contaminare generi e stili: io amo Jane Austen ma anche i gialli, poeti come la Szymborska e Topolino, Borges ed Eschilo, Leopardi e le Brönte, Poe e Kafka, la Tartt e la Chevalier, la Némirovsky e la Munro, Verga e Ariosto… e non disdegno la saggistica.

Grazie ancora delle domande, che mi hanno permesso di ripercorrere la genesi di questo libro che mi è così caro (perché è il primo, perché l’ho covato dentro per anni, perché mi ha regalato il Premio Portopalo – Più a Sud di Tunisi e una segnalazione al Premio “Alessio Di Giovanni”, perché ha ispirato la splendida canzone di Carlo Muratori “Ombra adorata”, tratta da un sonetto di Mariannina Coffa, perché perché perché…).

Ringrazio tantissimo la docente e autrice Maria Lucia Riccioli per aver concesso questa splendida intervista, è sempre bello per una lettrice poter dialogare con l’autore di un romanzo che resta nel cuore e conoscere più a fondo l’Anima di uno scrittore… è una ricchezza che riempie, è la bellezza che salverà il mondo: l’arte.

 

 

 

 

 

Ferita all’ala un’allodola: un romanzo di Maria Lucia Riccioli

Amici lettori, vi presento il libro di questa settimana: Ferita all’ala un’allodola, di Maria Lucia Riccioli.

Un romanzo storico che colpisce dritto al cuore e che ho deciso di condividere con voi, qui nel mio blog, perché merita molto e non mi dispiacerebbe affatto una trasposizione cinematografica (di quelle che rispettano il contenuto dei libri! 🙂 )

Maria Lucia Riccioli nasce a Siracusa il 18 Settembre 1973, scrittrice e docente insegna  Lettere ai licei e compone versi, storie ed emozioni.

Cura il blog Maria Lucia Riccioli: la bellezza salverà il mondo (F. Dostoevskij)

DESCRIZIONE: 448 pagine

EDITORE: Lab

PREZZO DI COPERTINA: 23,00 euro, I edizione Gennaio 2011

GENERE:  romanzo storico

TRAMA_NO SPOILER: Ferita all’ala un’allodola è un romanzo storico che narra la vita della poetessa netina Mariannina Coffa. Fa da sfondo una Noto del 1800 con gli usi e costumi dell’epoca. La poetessa dalle spiccate doti artistiche vive in una famiglia benestante che ne programma l’intera esistenza, decidendone improvvise nozze per allontanarla, misteriosamente, dall’uomo che ama, un musicista…

PARERE PERSONALE:  adoro così tanto questo romanzo storico da rileggerlo ancora, a distanza di tempo, immaginando scene da cinema e colonna sonora:

“Rosa d’autunno, rosa colorata, rosa sciupata, rosa maltrattata, per quale inganno non sei più sicura? Se stringo le tue spine fra le mani, posso sentire forte il tuo dolore, più fa male e più cresce l’Amore, di più, di più…” (Andrea Bocelli -In canto)

Mariannina Coffa è un’eroina ottocentesca dalla personalità forte e fragile al tempo stesso, unica, romantica, intensa. Innamorata della vita, di grande spirito artistico, sensibile e patriota che vive, ahimè, in un contesto storico completamente inadatto a lei. Inadeguatezza e senso di estraneità che sento forte in me, così come percepisco in lei, per una vita costretta e diversa da quella sperata, da quella desiderata, da un lato lei, impedita dalla propria famiglia  e dall’altro io, per un governo bisbetico…

“In canto. Io chiedo all’Amore quell’ombra nel cuore, bagnala di sole, e il nuovo sorriso, sarò solo io, io, e lei sarà la musica che canto, così potrà amarmi, ancora amando. Ed io potrò averla, e resterà per sempre incanto.” (A.Bocelli)

Personalità forte e ben educata, che, allontanandosi dalle tematiche religiose dà piena voce all’Anima e urla urla urla tutte le sue emozioni!

“…questa melodia, inno dell’Amore, te la canto e sento, tutto il mio dolor così forte così grande che mi trafigge il cuor ” (A. Bocelli -Melodramma)

In un’epoca incapace di accettare l’amore, due giovani dai sogni spezzati, Mariannina e Ascenzio…

 “…lì è nato il mio destino, amaro senza te, amaro senza te, e questo cuore canta un dolce melodramma è l’inno dell’Amor che canterò per te, è un melodramma che, che canto senza te…” (A.Bocelli)

…come Romeo e Giulietta, lì, con le mani tesi, a scambiarsi il cuore, a toccarsi l’Anima tra musica e poesia. Il loro è un Amore fatto di delicati sguardi, e silenziose promesse che vengono tradite all’improvviso, perché c’è qualcosa di Ascenzio, il musicista che le insegna a suonare il pianoforte, che non piace alla famiglia di lei:

“…ma limpido è il mattino, tra i campi odor di vino, io ti sognavo e adesso, ti vedo ancora lì, ah quanta nostalgia, ah fresco di collina, io piango, che pazzia fu andarsene poi via…” (A.Bocelli)

E forse sono proprio i suoi sogni, i sogni di diventare un grande musicista, che non piacciono alla famiglia Coffa, disposta a tutto, anche far soffrire Mariannina, pur di non consentire, così all’improvviso, la loro unione:

“Rosa tradita, rosa calpestata, ti strapperò dal cuore la paura e insieme a me ti sentirai sicura… di più, di più, in canto io chiedo all’Amore, quell’ombra nel cuore, bagnala di sole…” (A.Bocelli)

Vivere è difficile, e sopravvivere lo è ancora di più, soprattutto se non si può amare chi si ama, se anche la famiglia, famiglia che ti ha messo al mondo, va contro i sogni e contro tutto, e Mariannina questo lo sa bene, Mariannina cerca di resistere ma si accorge di essere sola, abbandonata, in un’epoca che non le appartiene.  E poi ci sono quelle scelte non volute da cui non si può più tornare indietro, un destino già segnato, e chissà se l’Anima sua ne avrà avuto riscatto, dopo la morte… chissà…

Omnia vincit amor et nos cedamus amori,  ci crediamo tutti, Virgilio, peccato che la realtà è ben lontano dalle speranze del cuore…

” –    Non voglio tentarla, padre, né lei vuole tentare me. Voi mi dovete aiutare, padre Sbano… Non ci siamo manco chiesti perdono…io perché la trattai come se m’avesse tradito, lei perché non ha…              –    Perché non è scappata con te? A divider che cosa? La fame in due? A spartirivi i sogni di gloria, con un figlio o due magari? Senza sposarvi, come due scomunicati? Pensa alla donna di Pisacane, alle campagne sciagurate de’ patrioti… Ah, l’ideale! Bella, bella cosa davvero… ma poi sono pianti, e liti, e quistioni… pel pane, pel rimorso d’aver fallato…Questo volevi per Mariannina, volevi che ti dicesse di sì?” 

Mariannina è considerata “diversa, strana, pazza” e la sua vita viene resa infelice dalla famiglia che l’ha messa al mondo, che le impone scelte e decisioni irragionevoli per l’anima sua, fortemente in contrasto con l’epoca vissuta, dove unica sua consolazione, ormai, resta solo la scrittura. E comprendo bene le emozioni di Mariannina, il mondo non è pronto ad accettare una personalità così piena, non lo è la famiglia della poetessa netina e non lo è nemmeno il contesto storico in cui vive. Disprezzare è facile, puntarle contro il dito accusatore e condannarla perché speciale, unica, dall’Anima in fiamme, umana.

“Non sa Mariannina donde le venga quel palpito che la sveglia di notte e la spinge, a tentoni, come una talpa cieca che si scavi il cammino nelle latebre della terra, a cercare carta e matita e appuntare parole che sgorgano, umori misteriosi e inebrianti, perduti per sempre se torna a dormire. Da quale sfera, da quale mondo invisibile eppur reale vengono le immagini che le si fissano in mente, le visioni che la perseguitano durante il giorno e trovano pace solo nei versi ordinati sopra il foglio? Da quando Ascenzio s’è scavato una nicchia nel suo cuore, Mariannina fantastica di sé, dell’angelo, del Genio.”

Ferita all’ala un’allodola è una delle più belle opere letterarie moderne che riporta alla luce un personaggio storico realmente vissuto e mai apprezzato in vita. È una storia toccante, profonda, dolce, forte che suscita vari moti dell’Anima, ve lo consiglio tra le vostre letture perché è un altro di quei libri che merita, ma che fa parte del presente, e senza dubbi, destinato a diventare un grande classico per le tematiche importanti trattate e per l’incredibile storia della poetessa. E’ una storia che appassiona e che fa sperare pagina dopo pagina che vinca il bene, che vinca l’Amore, che lei sposi l’amato musicista del suo cuore…

Chissà, adesso, dove sono le loro Anime, se si sono ricongiunte o perse per sempre, chissà…

“Io che canto di notte, con il rumore del mare, io che parlo alla luna per capire il mistero di una storia d’Amore, e ti sento più forte nelle sere d’estate, sento le tue parole come piccoli fuochi accesi infondo al mio cuore, dentro la vita mia una musica suona, una nuova poesia nel ricordo di te, oceani immensi, di libertà, giorni di festa che non scorderò, il freddo inverno non ti porta via, dalla mia vita, i desideri, le nostalgie, quanti misteri questo Amore mio! Prigioniero nel tempo, chiuso nella memoria, non ho mai più sentito il profumo infinito di una rosa al mattino, questa voce che ho dentro parla solo di noi come un dolce tormento questo sogno lontano non mi fa più dormire, non è un canto di addio ma una musica dolce, un’orchestra che io suono solo per te oceani immensi ritroverò, corpi celesti e terre d’Africa, un altro sole ci riscalderà, perdutamente, voli infiniti sulle città, all’orizzonte solamente Noi, un mondo nuovo da cercare in due, questo è il mistero dell’Amore. Un mondo nuovo da cercare in due, questo è il mistero.”

(A.Bocelli -Il mistero dell’Amore)

Amici lettori, ricordatevi che leggere vi farà vivere mille storie diverse e stupende emozioni che la realtà stessa è incapace di dare, una vita sola non basta per vivere tutte le emozioni che si provano leggendo e scrivendo. Leggete per voi, per vivere intensamente e conoscere il mondo che è stato, che può essere, che è, o che sarà.

Leggete di Mariannina Coffa, leggete di Ascenzio, facciamoli vivere ancora, facciamo che il loro Amore viva dentro di noi, nei nostri sogni, nella giustizia che cerchiamo nel mondo, in un mondo buono, onesto, che insieme possiamo ancora salvare, salvando per primi noi stessi.

Leggete amici lettori, leggete, perché leggere è salutare!  <3

A.A.A.CERCASI CARPE DIEM

Amici lettori, eccomi qui a raccontarvi la mia esperienza di “ricercatrice di lavoro”, così come vi avevo anticipato.

Purtroppo trovare il lavoro dei sogni o riuscire ad avviare l’attività dei propri sogni è un’impresa che forse, in un’altra vita potrei fare, ma sicuramente non in questa e tutto grazie all’invisibilità in cui io, giovane, come ogni altro giovane, sono stata relegata da un governo che a me, sicuramente, non ci pensa… (sfogo triste, e triste realtà)

Purtroppo bisogna accontentarsi di un lavoro qualsiasi, senza poter scegliere il più adatto alle proprie capacità, conoscenze e passioni… ma attenzione, anche in questo caso ci sono serie difficoltà, perché se da un lato il lavoro da fare, sia pubblico che privato, non mancherebbe, dall’altro trovare un datore di lavoro serio e coerente è altrettanto difficile e scoraggiante!

Vi racconto le mie due ultime esperienze di “ricercatrice di lavoro” presso due famosi locali vicino al mio paese:

  1. La prima è avvenuta presso una pasticceria dove un foglio con scritto su “cercasi personale”, attira l’attenzione del mio ragazzo. Eccolo incoraggiante dirmi di partecipare ai colloqui ma già delusa in partenza per ricerche di lavoro fallite in precedenza, sempre per l’incoerenza dei datori di lavoro, rifiuto di averne a che fare. Ma poi ci penso e ripenso, tornata a casa, il pensiero di lasciar perdere per esperienze passate deludenti mi tortura e così…

Incoraggiata da me stessa, dal fidanzato, dai parenti, e dal Carpe Diem del caro e defunto Orazio (Cogli il giorno/Cogli l’attimo/Vivi il presente) ecco che mi fiondo al pc e contatto la pasticceria mettendo subitissimo in chiaro due punti:
a) che tipo di personale cercate?
b) con esperienza o va bene anche senza esperienza?
Così, giusto per non avere il rimorso di dire “a saperlo partecipavo al colloquio di lavoro”.

Ebbene mi rispondono che cercano addetti alla vendita e che gli va bene anche senza esperienza lavorativa.

Mi brillano gli occhi! *_* Carpe diem. Almeno c’è qualcuno che si prende cura anche dei “senza esperienza lavorativa”. Che bello! Mai perdere la speranza. Mi batte il cuore per l’emozione, tra me e me penso che finalmente potrebbe essere la volta buona in cui trovo un lavoro che mi renda indipendente economicamente.

E così…

Fissiamo il giorno del colloquio e via!

Già mi vedo lì con il camice a servire ai tavoli, già mi vedo ad aprire la mia libreria con i soldini guadagnati, a diffondere cultura e amore per i libri con la mia mini ape (assolutamente immaginaria) con su scritto CIAOLIBRI: perché leggere è salutare. Anzi no, ho un furgoncino stile hippy tutto decorato e pieno di libri! E mi vedo con le chiavi in mano, ad aprire la porta di casa mia, tutta mia! E mi vedo… mi vedo… oh quanti sogni…

Ma torniamo alla realtà… (che crudeltà!)

Arriva il giorno fissato per il colloquio. Ho preparato il curriculum vitae nel caso in cui possa servire, con tanto di foto! ..anche se, beh, unica esperienza lavorativa è stata quella di scrutinatore elettorale… 😀

Ebbene… eccomi in pasticceria, chiedo della ragazza con cui avere il colloquio e la cassiera mi scruta da testa a piedi, profilo e mannaggia che non poteva leggere i miei pensieri!

La ragazza con cui tenere il colloquio arriva: è giovane. Ci sediamo al tavolino ed iniziamo le presentazioni… che bello, una giovane che può capire una giovane! Penso.

Ca quale!

<<Ah ma sei senza esperienza, certo, qua bisogna saper fare il caffé, io già ho preso alcune ragazze senza esperienza e poi qua bisogna conoscere i vini…>>

Conoscere i vini?????

Ma scusate, cercate una cameriera addetta alle vendite o cercate una sommelier? Ed anche quando debba conoscere i vini, perché? Li va a comprare lei dal rivenditore?

Mah.

Rispondo:

<< Beh certo, ma si può sempre imparare, io voglio lavorare e prima o poi si deve iniziare a fare esperienza lavorativa>>

E mentre fa discorsi di non perdere le speranze nella ricerca di lavoro…

Tutti i miei sogni sfumano strappati via dall’incoerenza. Ma poi vedi tu, mio caro lettore, se per avere la propria vita, la propria indipendenza economica, la propria casa ed il proprio lavoro si deve sognare, como possono i miei diritti essere dei sogni e non la realtà dei fatti? Qualcosa che è mio dovere diviene sogno! Tutto questo è assurdo, per colpa di chi?

La rabbia è tanta… ditelo prima che li volete SOLO CON ESPERIENZA LAVORATIVA anziché illudere le persone di aver trovato il datore di lavoro che ha un cuore anche per i dimenticati.

E vi racconto la seconda esperienza di ricercatrice di lavoro avvenuta nei pressi di un ristorante e pizzeria.

Leggo sulla pagina facebook del locale, un annuncio in cui cercano con urgenza un addetto per aiuto cucina, e un addetto aiuto sala.

Fantastico! A me piacerebbe aiutare in cucina, io adoro cucinare 😀 …ma mi accontento in ogni caso anche aiuto sala e così li contatto al numero da loro messo a disposizione per i candidati e dopo che specifico chiaramente che non ho alcuna esperienza lavorativa (forse mi conviene non essere così onesta 🙁 ) ma voglio darmi da fare fissiamo appuntamento per il colloquio tramite chat 😀

Che poi specifichiamo una cosa, io non ho esperienza lavorativa certificata ma a casa di cucinare, cucino! E di sistemare e riordinare me la cavo! I lavori domestici da casalinga li so fare! E come ogni altra casalinga questo lavoro non è riconosciuto e nemmeno stimato.

Chiudiamo parentesi…

Fissato giorno e ora di colloquio mi presento presso il locale, c’era un caldo da morire quel giorno. Mi presento al locale e dopo aver salutato mi risponde un ragazzo dalla stanza accanto all’entrata. Sta sistemando la cucina. Lo saluto e gli chiedo a chi posso rivolgermi per il colloquio fissato quel pomeriggio. Lui mi guarda, sorpreso e poi mi dice: ah sì, ma per aiuto cucina o aiuto sala? Ed io gli dico, che ne dovevamo parlare con il titolare del locale:

<<Ah ma non c’è, si è allontanato un attimo>>

Lo guardo sorpresa a mia volta, e in testa già frullavano mille pensieri: ma come si è allontanato un attimo? Ma se dovevamo fare colloquio? Forse è andato in bagno? Forse dorme? Va beh, si è allontanato un attimo, un attimo posso aspettare.

<<Allora lo aspetto>> dico.

Ed il ragazzo, apparentemente confuso:

<<No, è che è andato a Catania>> risponde con un tono di voce che sa tanto di scusa inventata lì su due piedi.

Cosaaaaa??? urlano i miei pensieri e poi: Ma come a Catania? Cioè ha colloquio fissato con me e si allontana “un attimo per andare a catania”. Sì, certo, come se Palazzolo e Catania fossero a due passi. Ma va.

“Taci, cuore, pazienta, sopporta e taci!”(F. Dostoevskij)

Non riesco a trattenermi: <<Ma come a Catania? Ma se avevamo prefissato un colloquio!>>

Il ragazzo mi guarda e non sa che dire, io sì invece che ne avrei tante di cose da dire. Mah. Faccio spallucce, saluto (nonostante tutto porto sempre educazione) e me ne vado.

Serietà zero. Non solo è difficile trovare lavoro, ma è difficile trovare anche il datore di lavoro serio! Il datore di lavoro che sa ciò che cerca, sa ciò che vuole e mantiene la parola data. E poi, nella maggior parte dei casi, più ricchi sono, più tirchi diventano. Esperienze positive fino ad ora non ne ho avute,   e ditemi poi se non devo scoraggiarmi. Come si fa? Il mondo è fatto di gente davvero incomprensibile.

“In quest’oscuro colle mani gelate,
distinguo il mio viso.
Mi vedo abbandonato nell’infinito”
(G. Ungaretti -Un’altra notte)