Ho creduto che il tempo, Paola Ciurcina

Amici lettori, bentornati e buon inizio settimana! 😀 Iniziamo con una raccolta poetica, perché non c’è niente di meglio che iniziare la settimana, il lunedì, con una bella dose di poesie! 😀

Vi presento la raccolta poetica di Paola Ciurcina:

Ho creduto che il tempo.

Paola Ciurcina nasce a Noto (SR) il 19 ottobre del 1994, vive a Testa dell’Acqua e frequenta il liceo classico a Palazzolo Acreide. Partecipa a molti concorsi letterari e non,  e si classifica 1ª coll’articolo “Non uccidermi mamma!” per il concorso “NewspaperGame” bandito dal giornale “La Sicilia”.  Successivamente sempre “La Sicilia” pubblica altri suoi articoli, come ad esempio “Morire così giovani… perché?” sulle stragi del sabato sera. Nel 2014 si classifica 2ª al “1° contest di poesia sacra” bandito dall’associazione culturale “Alloro” di Noto. Nel 2015 si classifica seconda alla IX edizione concorso nazionale di poesia “Città di S. Giorgio a Cremano” sezione poesia religiosa. Nello stesso anno è prima classificata al concorso nazionale letterario “Ave o Vergine Maria” della città di Ottaviano Napoli con la poesia “A te, Mamma”. Partecipa alla seconda edizione del “Contest poesia Sacra” con la poesia in vernacolo “I siei ri Matina”, ricevendo la mansione speciale del pubblico. Conclude l’anno classificandosi tra i finalisti del
prestigioso concorso letterario CET per accedere alla scuola del maestro Mogol con la canzone “Amami domani”. Nel Marzo 2017 esce la sua seconda silloge di poesie “Tra il tempo e l’eterno” edita dalla Libreria Editrice Urso di Avola. Nel Giugno 2017 è tra i primi classificati alla prima edizione del concorso “Artisti per Peppino Impastato” con la favola “La Rondine e l’Usignolo”. Attualmente frequenta la facoltà di Giurisprudenza a Catania e mensilmente scrive articoli di cronaca e cultura nel sito dell’università e coltiva la sua passione letteraria scrivendo poesie, romanzi, aforismi, testi di canzoni e anche opere teatrali. Inoltre svolge occasionalmente anche il ruolo di presentatrice di
spettacoli e organizzatrice di eventi.

Leggendo le poesie dell’autrice Paola Ciurcina, ho scoperto una personalità delicata e forte allo stesso tempo, capace di incidere le sue emozioni, inchiostro su carta.

Un’anima che si perde e si ritrova, come me, in viaggi tra passato presente e futuro, ricordi rimpianti coraggio speranza e voglia di andare avanti, nonostante tutto e nonostante tutti.

La voce poetica di Paola è forte e come ogni poeta che si emoziona e scrive, immortale. Dalle poesie noto una crescita sia in stile che in carattere, mi ha colpito SOLDATESSA, ed è proprio così che definirei l’autrice, una vera SOLDATESSA piena di emozioni.

Per tanto ho deciso di riportare qui la poesia che mi ha colpito di più:

 SOLDATESSA

Nata femmina, cresciuta donna
presto ho abbandonato la mia infanzia,
ho dato fuoco a bambole e pupazzi,
ho tagliato la mia folta chioma,
ho rinunciato a quello che
la gente definisce giusta normalità
e ho preso spada e scudo,
ho incominciato a combattere,
a ferirmi, a sanguinare, ho smesso di sognare.
La mia pelle in poco tempo si è ricoperta di profonde cicatrici,
sono diventata insensibile al resto del mondo.
Ho guardato la morte in faccia,
ho combattuto contro di lei
ma ho perso e sono caduta per terra.
Mi sono fatta male e ho pianto lacrime amare.
Sono diventata più forte di prima
e via via ad ogni cicatrice nuova.
La mia innocenza da me si allontanava,
oggi l’ho persa totalmente:
violentata nuovamente da questo mondo
non ricordo ancora se son donna
o diventata per sempre soldatessa.

(Paola Ciurcina)

 

La poesia della Domenica

Amici lettori, Buona Domenica! Oggi splende il sole ma soffia forte il vento, chissà… vento di cambiamento su questa bellissima terra di infinito incanto…

Vi lascio una romantica poesia…

Parigi di notte

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo tra le braccia.

Jacques Prévert

E ti stringo nel cuore, terra mia, che tanto mi fai sognare di fuggirti, di scappare via, ma nel cuore sento l’eterno rimpianto…

Allora penso, perché fuggire, perché scappare lontano  quando si può restare e provare a cambiare?

Soffia vento, soffia forte, spazza via la polvere e fai che possiamo respirare aria nuova, aria buona.

Chissà…

Accendiamo un fiammifero nella notte, accendiamo una luce.

La poesia della Domenica

Buongiorno amici lettori e buona domenica, introdurrò la poesia del giorno con una canzone di Zucchero: Il suono della Domenica, perché in fondo cos’altro può essere una poesia, se non un suono che culla il cuore?

“…a mani tese, verso l’Eternità…”

Buona lettura! 😀

Di che è mancanza questa mancanza, 

cuore,

che a un tratto ne sei pieno?

di che? Rotta la diga

 t’inonda e ti sommerge

la piena della tua indigenza…

 Viene,

forse viene da oltre te

un richiamo

che ora perché agonizzi

non ascolti.

Ma c’è, ne custodisce 

forza e canto

la musica perpetua…

ritornerà.

Sii calmo.

 

(Mario Luzi)

Amico lettore, lasciami la tua poesia…

“Che suono fa la Domenica da te?”

 

La poesia della Domenica

Amici lettori, buona domenica, ho scelto per voi questa meravigliosa poesia! A sorpresa, ecco:

Psiche

Datemi l’arpa: un’armonia novella
Trema sul labbro mio…
Vivo! Dal mio dolor sorgo più bella:
Canto l’amore e Dio!

Psiche è il mio nome: in questo nome è chiusa
La storia del creato.
Dell’avvenir l’immago è in me confusa
Coi sogni del passato.

Psiche è il mio nome: ho l’ale e son fanciulla,
Madre ad un tempo e vergine son io.
Patria e gioie non ho, non ebbi culla,
Credo all’amore e a Dio!
Psiche, chi mi comprende? Il mio sembiante
Solo ai profani ascondo;
E nei misteri del mio spirto amante
Vive racchiuso un mondo.

Nei più splendidi cieli e più secreti
Sorvolo col desio:
Nata ad amar, sul labbro dei Profeti
Cantai l’amore e Dio.

Psiche è il mio nome: un volgo maledetto
Pei miracoli miei fu mosso a sdegno,
E menzognera e stolta anco m’han detto,
Mentre sui mondi io regno!

Eppur le voci d’una turba ignara
Fra i miei concenti oblìo:
Nello sprezzo dei tristi io m’ergo un’ara
E amor contemplo e Dio.

Psiche! Ogni nato colle ardenti cure
Di madre io circondai,
E il supplizio dei roghi e le torture,
Figlia del ciel, provai.

Nell’infanzia dei tempi, il gran mistero
D’ogni legge fu servo al genio mio:
Di Platone e di Socrate al pensiero
Svelai l’amore e Dio!

L’arte, le scienze, le scoperte, i lenti
Progressi dell’idea, chi all’uomo offria?
Io sui ciechi m’alzai, fra oppresse genti
Schiusi al pensier la via.

Psiche è il mio nome… il raggio della fede
Rischiara il nome mio:
E, Umanità, chi al nome mio non crede
Rinnega amore e Dio!

Ogni lingua, ogni affetto, ogni credenza
Col mio potere sublimar tentai:
Serbando illesa la divina essenza,
Forma, idioma ed essere mutai.

Or vittoriosa, or vinta, or mito, or nume,
Or sobbietto di scherno, or di desio,
Col variar di lingua e di costume,
Svelai l’amore e Dio!

Pria che fosse la terra, io le nascose
Fonti del ver mirai:
Vissi immortale fra le morte cose,
Me nel creato amai.

Eppur la terra non comprese ancora
Le mie leggi, il mio nome, il senso mio:
Conosce il mio poter… sol perché ignora
Che Psiche è amore e Dio!

Dio, Psiche, Amor! si vela in tal concetto
Il ver, la forza, l’armonia, la vita:
Son tre mistiche fiamme e un intelletto
Che un nuovo regno addita.

O Umanità! La scola del passato
Copri d’eterno oblìo,…
Quel Bene che finora hai vagheggiato
È Pische, è Amor, è Dio!

(Mariannina Coffa)